Educazione Civica Digitale

La fabbrica della paura: l’inchiesta di Report sui social della Destra italiana

Oggigiorno tutti, politici ma anche imprese e aziende, si servono delle sponsorizzazioni su Facebook e Instagram per rendere visibili i propri post al maggior numero di persone possibile. Secondo Report (Rai 3), un politico come Matteo Renzi, solo nell’ultimo anno, ha speso 56.632 euro per sponsorizzare i propri post. Se Luigi Di Maio invece non ne ha impiegati, è perché ci ha pensato il Movimento 5 Stelle, con una spesa per la promozione di contenuti sui social che sfiora i 50.000 euro.

Un dato risulta però sconvolgente: Matteo Salvini, leader della Lega, ha speso in inserzioni sui social quasi il triplo rispetto ai suoi avversari, per una somma di 140.000 euro solo negli ultimi dodici mesi. E c’è di più. Se tutti gli altri politici hanno deciso di dirigere i propri post solo a utenti maggiorenni, Salvini ha scelto consapevolmente di indirizzare alcuni contenuti anche a una fascia di età ben più giovane: quella dei ragazzi tra i 13 e i 17 anni.

Questi sono solo alcuni dei dati emersi nell’ottobre di quest’anno da un’inchiesta di Report, dall’emblematico nome di La Fabbrica della Paura. Dopo la ricerca sui presunti fondi russi alla Lega, Report ha scoperchiato quindi un nuovo vaso di Pandora: quello della macchina della comunicazione social della Destra italiana, dalla “Bestia” di Salvini fino alle nuove strategie comunicative di Giorgia Meloni (volto di Fratelli d’Italia).

Se però il sistema delle sponsorizzazioni è un metodo legale e trasparente, altri, ben più oscuri, vengono sfruttati dai partiti per promuovere i propri post e ingannare l’algoritmo di Facebook.

Le pagine modificate

Sul web esistono pagine che nascono per occuparsi di sport e di agricoltura, che raccolgono followers e che poi, improvvisamente, cambiano nome. Diventano pagine a sostegno della Lega e del Movimento5 Stelle, condividendo post a loro favore. In particolare, pubblicano fake news riguardanti temi attuali scottanti, in grado di suscitare scalpore, come quelle sugli immigrati.

Sono pagine che condividono anche video falsi, facendoli diventare virali. Inoltre aggirano l’algoritmo di Facebook dando ai post una maggiore visibilità rispetto a quella reale, amplificando quindi gli effetti della fake news.
Nonostante Facebook ne abbia già chiuse diciotto prima delle elezioni europee, queste pagine continuano a esistere, e non mostrano connessioni ufficiali con la Lega o con il M5s.

I sockpuppets

Chiamati anche account marionetta, i sockpuppets sono account che, pur parendo diversi tra loro, appartengono a una sola persona, che può gestirne dieci ma anche cento contemporaneamente. Una serie di caratteristiche permette di identificarli. Questi account infatti sono solitamente privi di foto del profilo, hanno meno di venti followers, sono stati creati nello stesso periodo e condividono contenuti contemporaneamente.

Qual è la loro utilità? Esattamente come le pagine modificate, anche gli account marionetta aggirano l’algoritmo di Facebook. Infatti più un contenuto piace, più viene condiviso, più il social stesso lo promuoverà. I sockpuppets illudono che un post venga pubblicato molte volte (anche se tutti gli account appartengono a una sola persona), spingendo così l’algoritmo di Facebook a promuoverlo ancora di più.

I giornalisti di Report hanno spiegato il concetto con un’immagine molto chiara: è come se cinquanta persone si trovassero in una piazza, portando con sé ognuna dieci sagome di cartone. Anche se le persone nella piazza sono poche, essa parrà gremita.

Francesca Totolo: account marionetta e fake news

Esempi di contenuti promossi tramite tali account anomali e poi diventati virali sono quelli di Josefa, l’immigrata con “le unghie smaltate”; l’hashtag #parlatecidiBibbiano; e anche il caso di Raffaele Ariano, insegnante che aveva denunciato sui social una capotreno per il modo in cui quest’ultima si era rivolta a un gruppo di zingari. Inutile dire che il docente sia stato in breve tempo sommerso da insulti e minacce su Facebook: si tratta infatti di uno dei numerosi esempi di gogna mediatica.

Tutti e tre questi contenuti, scopre Report, sono stati lanciati dallo stesso utente. Si tratta di Francesca Totolo, collaboratrice di «Il Primato Nazionale», testata online collegata a Casapound. Autrice del libro Inferno SPA per Altaforte Edizioni, su twitter la donna si definisce “Fieramente italiana e patriota, allergica al neo femminismo”.

Report non crede che sia una casualità che sia il post su Josefa che quello su Raffaele Ariano, dopo essere stati postati dalla Totolo, siano stati subito condivisi quasi nello stesso momento da centinaia di account. Tutti senza foto profilo, con solo una decina di followers e inoltre creati nello stesso momento. Ma la Totolo ai giornalisti dichiara di non sapere nulla di questi sockpuppets. È così che i contenuti sono diventati virali e ondate d’odio sono state riversate sull’immigrata e sull’insegnante. A causa delle condivisioni di decine di account anomali e fasulli.

I bot: profili automatizzati

Un terzo strumento utilizzato dai politici per accrescere le condivisioni dei loro post, e dunque raccogliere sempre più seguaci, sono i bot. Si tratta di account automatizzati, che vengono programmati con lo scopo di scrivere e condividere post, in totale autonomia.

Report ha intervistato telematicamente Andrea Bruno, italiano che vive sul confine tra Lettonia e Russia, informatico e programmatore di bot. Egli ha dichiarato di essere il fondatore della pagina Facebook (e del sito a essa correlata) M5Snews, che veicola la propaganda del partito. Bruno si è vantato della semplicità con cui, attraverso i suoi robot (bot), sia riuscito a plagiare le masse.

Scriveva così nel 2017 su Facebook:

Da quando in Russia ho creato i robot, li uso per manipolare la masse creando pagine e gruppo con molti utenti. Ho creato gruppi filo russi dove scrivono persino giornalisti e consoli della federazione russa come questo… Tutto grazie ai miei robot! Dietro a tutto questo c’è un intento politico di spodestare gli usurpatori del potere!

Cosa hanno in comune la Meloni e Trash Italiano?

Nello scorso maggio, queste due pagine avevano in comune più di 237.000 account. Lo rivela l’inchiesta, spostando il suo focus dai bot alla leader di Fratelli d’Italia. È il data analyst Alex Orlowsk a svelare la strana coincidenza, soprattutto considerando che Trash italiano è una pagina nata per creare gif e meme sul gossip.

Coincidenza ancor più sospetta quando si scopre che la maggior parte di questi utenti non hanno la foto del profilo, sono stati creati nello stesso periodo e hanno meno di dieci followers. Inoltre il 34% di questi seguaci sono comuni alla Meloni e alla cantante Francesca Michelin.

Quando però il giornalista di Report chiede alla politica se abbia mai comprato followers anomali, lei finge di non capire, e chiede perché mai le dovrebbero servire “seguaci finti” se nelle piazze ne ha tantissimi reali. Rinnega quindi tutte le accuse di Report, e su Twitter aggiunge:

#Report mi dedica un bambinesco servizio degno di un circolo terrapiattista: GOMBLOTTO sovranista, hacker cosacchi, bot e robot. Zero fatti, solo fango. Raccolgo i dati e faccio una conferenza per deridere questi “giornalisti di inchiesta, ci sarà da ridere.

La “Bestia” di Salvini

L’inchiesta non poteva mancare di soffermarsi sulla più grande macchina per la strategia comunicativa social dei nostri politici, quella che non a caso è stata denominata la “Bestia” di Salvini. Il suo creatore è Luca Morisi, che coordina un team di trentacinque esperti che monitorano la vita di Salvini e la riportano fedelmente sui social, da quando la mattina fa colazione con pane e Nutella fino all’impegno politico.

Una delle strategie maggiormente utilizzate dalla Bestia, riferisce Report, è quella di monitorare continuamente e in tempo reale il sentiment della rete. Ciò significa valutare se gli utenti giudicano positivamente o negativamente un dato avvenimento, e pubblicare così post che rispecchino il sentimento generale. L’esempio citato è quello della vittoria di Mahmood al Festival di Sanremo di quest’anno, prima criticata da Salvini e subito dopo invece sostenuta, perché più conveniente.

Questione più spinosa è scoprire da dove provengano i soldi che la Lega investe nelle sponsorizzazioni. Dopo aver notato dei movimenti sospetti nelle casse del partito, l’ipotesi di Report è che esso si serva di società di comodo. Tutte le accuse sono state smentite dagli interessati.

La Meloni sempre più simile a Salvini

Infine, Report ha dedicato qualche minuto ad analizzare le strategie comunicative di Giorgia Meloni, ormai sempre più simili a quelle di Salvini. I due si servono di slogan affini, e in un’occasione hanno perfino utilizzato la stessa citazione. Durante il Congresso mondiale delle famiglie tenutosi a Verona, entrambi i politici hanno letto una citazione di G. K. Chesterton:

Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.

Secondo i giornalisti che hanno condotto l’inchiesta, riprendere questa citazione a più di un secolo da quando venne creata non è una semplice coincidenza, ma piuttosto una mossa astuta. La frase infatti aveva appena trovato nuova vita sul web, postata soprattutto da pagine ultracattoliche.

Infine, degno di nota è anche che la Meloni e Salvini abbiano più volte citato la teoria della sostituzione etnica, secondo la quale la razza bianca europea rischia di scomparire a causa di un’invasione (rappresentata, ovviamente, dai flussi migratori). Questa teoria, formulata nel passato, ha preso tristemente piede quest’anno dopo le stragi di Christchurch, in Nuova Zelanda. L’attentatore, che ha preso d’assalto due moschee e ucciso decine di persone, ha anche postato un documento sui social in cui giustificava le sue azioni come misura per fermare la sostituzione etnica a suo parere attualmente in atto.

Conclusioni

Ciò che emerge dall’inchiesta di Report è una macchina efficiente, al servizio della comunicazione della Destra italiana, che si serve di mezzi legali e trasparenti ma anche di misure nascoste come bot e sockpuppets.

È comunque sicuro che le Destre mondiali hanno saputo sfruttare al massimo le nuove risorse rappresentate dai social media, raccogliendo consensi grazie a semplici slogan e fake news in grado di scuotere l’emotività dei cittadini.

Ne sono un esempio non solo Salvini e la Meloni, che in Italia raccolgono sempre più consensi; ma anche Donald Trump che è divenuto Presidente degli Stati Uniti nel 2016 grazie a una campagna elettorale fatta di informazioni false.

 

A cura di

Ilaria Aceto


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