Educazione Civica Digitale

Filter Bubble: i meccanismi dietro l’industria dell’informazione

Nell’era digitale, siamo da tempo abituati a essere costante oggetto di un bombardamento di informazioni proveniente sia dai mass media tradizionali, come la televisione, che da quelli digitali, tra cui emergono in particolare i social media.
Se termini quali fake news o hackers erano utilizzati in passato da un ristretto gruppo di specialisti, adesso l’utente medio ci convive giornalmente. Sono diventati termini comuni. Altre parole invece, come Filter Bubble (letteralmente tradotta dall’inglese con “bolla di filtraggio”), sono conosciute per la stragrande maggioranza solo dagli addetti ai lavori.

Filter bubble: se la conosci la eviti

Il primo a parlare di Filter Bubble è stato Eli Parisier, autore e attivista digitale, nel suo lavoro The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You. La Filter Bubble consiste in uno stato di isolamento intellettuale causato dagli algoritmi dei motori di ricerca, che selezionano i contenuti che potrebbero incuriosire l’utente da quelli ritenuti meno interessanti. Ma in pratica, cosa significa?

Ogni volta che l’utente fa una ricerca sul web, l’algoritmo del motore di ricerca suggerisce tutta una serie di contenuti correlati a disposizione dell’utente. I suggerimenti proposti si basano su informazioni personali a cui l’algoritmo ha accesso perché l’utente le ha precedentemente immesse nel proprio device elettronico. Tra le informazioni personali abbiamo: cronologia dell’utente, link correlati, dati sulle interazioni effettuate in precedenza e informazioni sensibili riguardo la propria posizione, app utilizzate e liste di amici. In pratica siamo noi, immettendo dati nella macchina, a indicare il tipo di informazione a cui vorremmo attingere e che preferiremmo visualizzare.

Grazie a queste informazioni, a cui molte compagnie digitali possono avere accesso, vengono proposti all’utente solo determinati tipi di informazione che potrebbero risultare più appetibili. Inoltre, è importante considerare che questo meccanismo non vale solo per l’industria delle notizie, ma per qualsiasi altro tipo di e-commerce alla base dei quali vi è un algoritmo che sceglie i contenuti correlati da mostrare (basti pensare alla sezione “Prodotti correlati” presente in qualsiasi online retailer).

Come risultato di questa triangolazione di informazioni da parte dell’algoritmo, gli utenti vengono effettivamente separati da tutta la rete di informazioni in disaccordo con i propri punti di vista e le proprie ideologie. Il risultato è l’isolamento all’interno della propria bolla culturale e ideologica. Un altro sinonimo utilizzato per descrivere il fenomeno, e che rende molto bene la situazione, è quello di camera di eco; una camera completamente isolata dal mondo esterno in cui l’unica cosa possibile è sentire la propria voce.

Alcune considerazioni

La Filter Bubble è una delle conseguenze derivanti dall’elevata personalizzazione dei contenuti a cui l’Internet ci ha ormai abituati da tempo. Se da un lato la personalizzazione attraverso l’uso dei propri dati ha portato a contenuti e servizi mirati per l’utente, dall’altro ha sollevato non poche problematiche.

Gli algoritmi sui quali si basano piattaforme digitali e social media contribuiscono ad accrescere questo grado di isolamento che porterebbe, secondo i più critici, all’impossibilità da parte dell’utente di accedere a informazioni che si trovano al di fuori della propria bolla di filtraggio o di interagire con utenti esterni a essa. Secondo lo stesso Parisier, in un’intervista rilasciata nel 2011:

Un mondo costruito su ciò che ci è familiare è un mondo dove non c’è nulla da imparare… (in quanto c’è) un’invisibile auto propaganda che ci indottrina con le nostre proprie idee.

Minimizzare gli effetti della Filter Bubble

A questo punto l’utente si chiederà: come evitare la Filter Bubble? Evitarla è pressoché impossibile, perché il suo funzionamento sta alle basi del meccanismo di personalizzazione dei contenuti proprio di ogni motore di ricerca. Possiamo però limitarne gli effetti con pochi, semplici accorgimenti.

Purtroppo, non basta la navigazione in incognito o la cancellazione della cronologia per eliminare la scia di tracce che l’utente lascia dietro di sé. Quello che invece possiamo fare come cittadini del web responsabili è informarci accuratamente sulle fonti e cercare di avere accesso alla maggiore quantità di informazioni possibili, sia in formato cartaceo che digitale, con l’obiettivo di ricercare un’informazione più libera e consapevole. Per quanto riguardo i social media, una valida strategia potrebbe essere quella di fare ricerche in base a parole chiave opposte alla propria posizione.

 

A cura di

Miriam Salamone


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