La Svezia e la lotta alla disinformazione

La Svezia e la lotta alla disinformazione

Da anni il tema della disinformazione e delle fake news è diventato uno dei più discussi nei periodi che precedono e seguono elezioni o referendum. Ogni volta, tuttavia, sembra che si parli di un’emergenza: un fenomeno inaspettato, a cui non si è in grado di reagire con strumenti adeguati, ma che indigna. Per superare questa dimensione emergenziale, l’unica possibilità è lavorare con serietà a strategie di contrasto. Il primo paese europeo a dotarsi di queste strategie, e di un organo che si occupi esclusivamente di ciò, è la Svezia, con l’Agenzia per la Difesa Psicologica.

 

La disinformazione in breve

La Svezia, come ogni altro paese negli ultimi anni, ha un serio problema di disinformazione. È bene ricordare la differenza tra misinformazione e disinformazione. Con misinformazione si intende infatti un’informazione carente, errata, dovuta a scarse indagini che precedano la pubblicazione di un contenuto. Spesso, questo tipo di fenomeno è legato a dinamiche interne all’organo di informazione che lo produce: si pensi a redattori che cercano di assecondare la linea editoriale della testata, tralasciando alcuni dettagli che la contrasterebbero.

La disinformazione è invece un atto doloso, una diffusione di informazioni false o fuorvianti volto a modificare la percezione della realtà da parte dei lettori. Questo è il caso più grave, poiché abbiamo già osservato negli ultimi anni vaste campagne di disinformazione veicolate dalle Fake News, per manipolare l’esito dei voti relativi alle elezioni negli USA o nel caso del referendum sulla Brexit.

In Svezia, come rileva uno studio del Carnegie Endowment for International Peace, il livello di disinformazione riguardo al Covid è elevato, come del resto nella maggior parte dei paesi occidentali, e non solo. Allo stesso modo, anche teorie cospirazioniste che legano 5G, malattie e il dominio dei poteri occulti sono diffuse nel paese.

Alla luce di ciò il governo ha deciso di agire, ponendosi come avanguardia alla lotta contro la disinformazione in Europa.

 

Cos’è l’Agenzia per la Difesa Psicologica

L’Agenzia per la Difesa Psicologica è un organismo creato espressamente al fine di contrastare la disinformazione e i suoi effetti. È il primo progetto di questo tipo, avendo una struttura permanente e ben strutturata; in altri Paesi ci sono stati casi simili, ma si trattava solitamente di task force senza una vera missione a lungo termine.

L’amministrazione svedese ha preso coscienza del fatto che la qualità delle informazioni che vengono trasmesse sui social ha un forte impatto sulla società, andando a intaccare l’opinione pubblica e, di conseguenza, la libertà del Paese.

L’agenzia di intelligence non ha solamente lo scopo di tracciare le campagne di disinformazione, ma punta anche a prevenirle, per quanto possibile. L’obbiettivo è quello di identificare l’emergere di nuove minacce in Rete, cercando di stroncarle sul nascere.

 

La formazione dei cittadini

Accanto a un reparto operativo che si occupi della difesa attiva, un’altra sezione dell’agenzia è dedicata alla creazione di capacità nella cittadinanza. L’obbiettivo a lungo termine è quello di formare cittadini in grado di distinguere la bontà di una notizia e, nel caso in cui sia riconosciuta come falsa, evitarne la diffusione.

Per raggiungere questo scopo, gli operatori forniscono supporto a cittadini, agenzie, enti amministrativi, associazioni di volontari e, ovviamente, i media.

A queste attività di creazione di competenze si associa un’intensa ricerca di informazioni sul fenomeno della disinformazione, utili a fornire dati per i ricercatori e le autorità, al fine di avere campioni sempre più ampi da studiare.

 

L’Europa nella lotta alla disinformazione

In Italia, nel 2018, l’allora ministro Minniti aveva istituito una task force con lo scopo di contrastare la disinformazione e i suoi effetti sulla società. Il progetto non portò a risultati rilevanti e si esaurì rapidamente.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato un’agenzia simile a quella svedese in vista delle elezioni di quest’anno, ma il progetto non è ancora stato strutturato.

L’Unione Europea, tuttavia, ha approvato l’Action Plan against Disinformation e istituito un gruppo con lo scopo di studiare il fenomeno delle fake news.

In Italia un primo passo avanti pare sia stato fatto. A settembre 2021 un consorzio guidato dall’Università Luiss ha ottenuto un finanziamento di 1.4 milioni di euro per la lotta alla disinformazione. Il consorzio si compone, tra gli altri, di importanti attori nazionali come Rai, Tim, Gedi, Newsguard e Pagella Politica. Il progetto avrà una durata di 30 mesi, e costituirà un primo banco di prova per l’Italia.

 

A cura di

Federico Villa

 


 

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