Educazione Civica Digitale

Il lavoro digitale: Smart working & Co

Parole come smart working, digital work e telelavoro sono ormai parte del nostro lessico quotidiano. Ma quanto sappiamo dello sviluppo di questo modo di lavorare?

La Gig Economy

Uno dei primi a studiare come il mercato del lavoro sia cambiato nel corso del tempo è stato Harry Braverman nel suo Labour And Monopoly Capital del 1974. Braverman, per la sua analisi del mercato del lavoro, ha utilizzato strumenti e termini tipici della teoria Marxista, come “capitale” e “forza lavoro”, e li ha usati per descrivere il cambiamento del modo di lavorare nell’era a lui contemporanea. Quello che ne è risultato è stata la definizione della cosiddetta Gig Economy. Per Gig Economy si intende una relazione capitale-lavoro basata sulla mediazione tra lavoratore e datore di lavoro secondo una modalità più agile, flessibile e smart.

Le tre correnti del digital work

I freelance e i gig

Il primo grande cambiamento nel mondo del lavoro contemporaneo è rappresentato dai cosiddetti freelance, o lavoratori a contratto. A partire dagli anni Ottanta del Novecento, le compagnie hanno cominciato ad assumere freelance che attraverso l’utilizzo dell’email, il cui uso venne sdoganato proprio a partire da questo periodo, potevano lavorare da casa a singoli progetti, che appunto in inglese vengono tradotti con il termine gig.

Il lavoro comincia a diventare così più flessibile e smart, grazie soprattutto a quella che sarà poi definita decentralizzazione del lavoro. Questo non è più legato a luoghi fisici fissi come l’ufficio di un’azienda, ma può essere svolto ovunque: a casa, dentro una caffetteria, al parco. Ovunque, purché sia presente una connessione a Internet. I vantaggi di questo sistema sono evidenti: maggiore flessibilità garantita ai lavoratori che possono gestire il loro lavoro tra un impegno e un altro, permettendo, per esempio, a mamme, studenti o pensionati di gestire la mole di lavoro in modo che si adatti agli impegni quotidiani. Per l’azienda, questo si traduce in vantaggi in termini di costi: in particolare, il non dover assumere una persona a tempo pieno o non avere costi legati al mantenimento di un luogo fisico.

Il telelavoro

Tuttavia, nonostante i vantaggi del freelancing, col passare del tempo le compagnie hanno realizzato che la mancata connessione emotiva stabilita tra lavoratore e azienda, solitamente generata dal recarsi ogni giorno in ufficio, potesse minare la relazione di lealtà tra le due parti. A quel punto, ci si è spostati sull’estendere la libertà di lavorare ovunque e a qualsiasi orario anche ai lavoratori dipendenti. Ed è nato il cosiddetto telelavoro. I primi esperimenti di telelavoro tra dipendenti di una grande compagnia sono stati condotti in Gran Bretagna. Solitamente si tratta di lavoratori altamente specializzati, abili nell’usare piattaforme digitali e sistemi cloud. Questi lavoratori sono spesso assunti a tempo pieno.

Il coworking

Tuttavia, anche la pratica del telelavoro presenta diversi aspetti negativi, legati al fatto che il lavorare da casa incrementi divisioni e ci sia, in generale, meno collaborazione tra colleghi. Si è passati quindi a un livello successivo, il cosiddetto coworking. Una pratica relativamente recente, basata sulla condivisione dei lavoratori dei cosiddetti coworking spaces; si tratta di edifici o luoghi di solito affittati a basso costo, smart ed eco-friendly, in cui lavoratori provenienti da più ambiti e spesso da compagnie diverse possono collaborare nello stesso spazio. Il coworking ha numerosi vantaggi: stimola la diffusione delle idee e dell’innovazione, permette flessibilità nel lavoro e maggiore interazione tra lavoratori rispetto al lavoro da casa. 

Smart working: gli svantaggi e il Diritto alla disconnessione

Da un lato, lo smart working presenta diversi vantaggi funzionali, come il lavoro per fasi o per obiettivi combinato a un utilizzo delle tecnologie digitali, che ci permettono di essere raggiungibili sempre e comunque. Ma dall’altro ha anche una conseguenza da non sottovalutare: la costrizione dello smart worker a una costante reperibilità, che alla lunga risulta stressante e pericolosa. Deve essere quindi garantita al lavoratore la possibilità di disconnessione. Purtroppo a oggi, il quadro legislativo per questo tipo di lavoratori non è ancora del tutto trasparente e non garantisce la disconnessione del lavoratore. In questo senso, ancora molto deve essere fatto per garantire un lavoro che sia davvero smart, sia per l’azienda sia per il lavoratore.

 

A cura di

Miriam Salamone


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