Educazione Civica Digitale

Realtà alternative: la storia di due eco-chamber

Ogni giorno, muovendoci nei social più diffusi o nei forum, rimaniamo stupiti dal numero di commenti ai nostri occhi illogici. Non riusciamo a spiegarci come tanti utenti possano credere alle teorie più strampalate, difendendole ciecamente. Se poi si osa criticare il credo di questi utenti, nel migliore dei casi si scatenano accese aggressioni verbali online. Nel peggiore, ciò che nasce in rete finisce per trasformarsi in minacce concrete.

Nonostante la tentazione di rispondere per i toni a questi utenti sia comprensibile, è opportuno capire come mai molti individui arrivino a tanto. Il problema non è direttamente generato dal campo informatico: i social esasperano solamente un problema preesistente. Soprattutto, grazie alle cosiddette eco-chamber.

Aggirare la complessità del mondo: le narrazioni

I fenomeni di cieca fede in rete, e dell’aggressività che ne consegue, sono generati primariamente dall’ignoranza, molte volte innocente. La comprensione della realtà, infatti, è tutt’altro che semplice: solo per riconoscerne la complessità, infatti, sono necessarie solide capacità critica. Il presupposto fondamentale è inoltre una forte consapevolezza dei propri limiti, spesso difficile da ammettere perché vista come una debolezza.

Per superare queste difficoltà, quindi, ci si affida a visioni precostruite, semplificate, che richiedono uno sforzo minore: le narrazioni, o narrative se riferite a un livello sociale. Queste narrative tendono a una sorta di riduzionismo estremo, che porta a eliminare interi blocchi di conoscenza, snaturandone la razionalità. Queste narrative si sviluppano secondo schemi molto diversi tra loro: basti pensare a come, partendo da una realtà oggettiva comune, possano portare a risultati totalmente diversi, spesso opposti.

L’esempio più ricorrente, soprattutto in quest’ultimo anno, vede contrapposti scientisti complottisti. Se i primi si fondano su informazioni scientifiche, i secondi si basano invece su teorie del complotto o quantomeno informazione alternativa.

Narrative impermeabili: le eco-chamber

Vari studi dimostrano che narrative come quella scientista e quella complottista, nettamente contrastanti, non consentono la comunicazione tra individui appartenenti ai due schieramenti. Interagire con il gruppo opposto, infatti, può addirittura risultare pericoloso in quanto gli argomenti seducenti dell’avversario possono irretire chi vi entra in contatto.

Per gli scientisti, le posizioni dei complottisti sono ridicole: questi, affidandosi alla pseudoscienza, vengono accusati di ignoranza e della convinzione di possedere una conoscenza nascosta, totalmente infondata. Gli scientisti non ritengono dunque necessario il dialogo: la pseudoscienza, appartenendo a una dimensione fantastica, non merita di esser affrontata tramite argomentazioni.

Dall’altra parte della barricata, i complottisti ritengono presuntuosi gli scientisti, affidandosi senza atteggiamento critico alla fede scientifica. Allo stesso modo, sarebbero ignoranti per tutto ciò che non passa tramite la scienza “ufficiale”.

I due gruppi si rivelano quindi due facce della stessa medaglia: chiusi in sé stessi, senza interesse per il confronto, incapaci di vedere la propria somiglianza con l’avversario.

Proprio questa chiusura, questa “bolla”, è ciò che si indica con il termine eco-chamber. I fedeli a una stessa narrazione, infatti, dialogano solo tra di loro, trovando così costante conferma delle proprie idee. Di fronte a simili atteggiamenti, ogni tentativo di argomentare le proprie posizioni con l’avversario non può che fallire.

Come affrontare le eco-chamber

Se le eco-chamber nascono a causa di una scarsa conoscenza della realtà, dobbiamo cercare di tornare a una visione quanto più possibile oggettiva del mondo. Lo strumento che andrà utilizzato sarà dunque il ritorno alla vera scienza, a tutti i livelli. Il gruppo degli scientisti, più propenso di natura al confronto con la scienza, dovrà porsi correttamente in seno alla coscienza scientifica.

Il vero uomo di scienza, infatti, non accetta assiomi, se non rari e funzionali a una descrizione quanto più ampia della realtà (si pensi alla matematica). La scienza dev’essere profondamente critica verso sé stessa e i propri traguardi, mettendo sempre in discussione ogni conclusione: è proprio questo tratto che la distingue dalla cieca fede.

Farsi beffe del complottista, per quanto possa sembrare soddisfacente, non fa che aggravare il problema. Proprio in questo momento, infatti, la scienza si trasforma in scientismo: si preferisce il ricorso al principio di autorità che l’argomentazione delle proprie posizioni.

Si mostra quindi necessario, per l’uomo che vuole seguire la scienza, accogliere il dubbio, per quanto possa spaventare l’idea di mettere in discussione le proprie convinzioni. Lo stesso dovrà ovviamente fare anche il complottista. Solo in questo modo ci potrà essere un dialogo tra le due parti, dai quali entrambi possono beneficiare, uscendo dalle proprie bolle e affrontando oggettivamente la realtà, senza nascondersi dietro a visioni artefatte.

 

A cura di

Federico Villa


 

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