Educazione Civica Digitale

App di tracciamento: sono davvero necessarie?

L’epidemia di Covid-19 ha spinto numerosi paesi nel mondo ad applicare misure drastiche per monitorare gli abitanti e tracciare una mappa del contagio in tempo reale. In Italia è stata da pochi giorni rilasciata l’app di tracciamento Immuni, su spinta di Governo e opposizioni. Tuttavia essa è stata osteggiata da svariati informatici ed esperti per via della poca trasparenza garantita. Il dubbio che è legittimamente sorto a molti è quale possa essere il nostro destino dopo la pandemia. Queste app rimarranno una costante nella nostra vita quotidiana o saranno debitamente accantonate una volta terminata la loro utilità?

Alcuni esempi di app di tracciamento

Immuni: Closed Source e poco chiara

L’app Immuni dovrebbe (almeno in teoria) utilizzare il Bluetooth di un dispositivo mobile per rilevare i telefoni di individui infetti nelle vicinanze e far scattare un allarme sullo smartphone. Ci sono numerosi punti non chiari riguardo a questa applicazione; innanzitutto, il Codice Sorgente non è stato pubblicato, quindi è praticamente impossibile sapere che cosa fa l’app sul nostro telefono per monitorarci. Inoltre, sebbene alcuni abbiano definito l’installazione “totalmente anonima”, è emerso come Immuni abbia direttamente accesso al nostro codice IMEI, un identificativo unico legato al numero di telefono della persona.
Questo è comunque un principio valido per tutte le app che creano “reti” virtuali di utenti, un’azione impossibile senza un codice identificativo unico.

Più volte il Governo ha dovuto rettificare le sue dichiarazioni riguardo Immuni, passando dal definirla “totalmente anonima” a “quasi totalmente anonima”, ammettendo quindi l’uso di dati specifici per il tracciamento. La totale non obbligatorietà dell’installazione, inoltre, non aiuta la sua efficacia.
Perché l’app risulti davvero efficace, è necessario che almeno il 50% della popolazione ne faccia uso, o il sistema di rilevamento di un telefono appartenente a un individuo positivo si rivela del tutto inutile; questo in particolare se la persona in questione sceglie liberamente di non installare l’applicazione, uscendo comunque di casa e usando, per esempio, i mezzi pubblici.

Corona100 e Health Code: efficaci ma totalmente invasive

Il gradino più alto nella scala della violazione della privacy è stato toccato da Corea del Sud e Cina con le rispettive app di tracciamento Corona100 e Health Code; ad esse si sta ispirando anche la Germania. Anziché utilizzare solo il Bluetooth, queste applicazioni incrociano messaggistica, geolocalizzazione, telecamere di sorveglianza e segnalazioni del governo. Mappano così letteralmente gli spostamenti della cittadinanza in ogni momento, identificando rapidamente gli individui positivi che non rispettano la quarantena e provvedendo a rintracciarli. Unendo queste funzioni al riconoscimento facciale già implementato in buona parte delle grandi città asiatiche, ecco venire a crearsi una bolla protettiva impenetrabile che aiuta enormemente a ridurre i casi di contagio, ma allo stesso tempo priva i cittadini di ogni diritto alla privacy sui loro dispositivi.

Dubbi e timori: il dopo-epidemia

Sebbene la pandemia di Covid-19 rischi di accompagnarci ancora per diversi mesi, molte persone hanno già iniziato a chiedersi cosa succederà a fine emergenza: i dati rimarrebbero immagazzinati o sarebbero cancellati? Le app sparirebbero o rimarrebbero sugli Store online?

È recentemente emerso come la legislazione europea venga in qualche modo a cozzare con l’idea di anonimato assoluto. I governi hanno assicurato la totale cancellazione delle informazioni alla fine di questo periodo; il GDPR invece dice chiaramente che il periodo di conservazione dei dati personali per un futuro utilizzo può estendersi per un periodo molto più lungo (Art. 5 comma 1 GDPR). Più precisamente, chi raccoglie le informazioni dovrebbe cancellarle una volta terminato il periodo di necessità, ma può comunque conservarle a fini di archiviazione per effettuare analisi statistiche in periodi successivi.

La scelta (inspiegabile) di alcuni governi, tra cui quello italiano, di non pubblicare il Source Code di Immuni non aiuta certamente l’opinione pubblica; in particolare lascia perplessa quella parte di popolazione più versata all’informatica e magari interessata ad integrare le applicazioni con migliorie e patching.

L’ingresso del mondo nella Fase 2 è un letterale salto nel buio per quanto riguarda il contact tracing. A oggi, sono consentiti gli spostamenti solo all’interno dei paesi; tuttavia, quando in un futuro non troppo lontano potremo riprendere a viaggiare nel resto del mondo, come dovremo adattarci? Ogni nazione si sta infatti muovendo indipendentemente dalle altre su questo fronte. Perciò, non è ancora chiaro se sarà necessario fare uso di eventuali app per il tracciamento, esponendo i nostri dispositivi ad occhi sempre più indiscreti.

 

A cura di

Francesco Antoniozzi


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