Odio digitale

Haters: cosa sono, come nascono e come gestirli

FK: haters

Da quando è avvenuta la massiccia diffusione di Internet e dei Social Network, abbiamo purtroppo imparato a conoscere la parola hater, che fa ormai parte del nostro quotidiano quando decidiamo di relazionarci con altri utenti sui social network. Insulti e minacce, da Facebook a Instagram, sono all’ordine del giorno, nonostante tutti gli strumenti di content moderation messi in campo dalle piattaforme online. Ecco allora che può essere utile capire chi sono gli haters, quando nasce il fenomeno e le motivazioni dietro quest’ultimo.

Haters: una definizione

Haters è un neologismo coniato dall’inglese e letteralmente significa “odiatore”. Viene usato in riferimento a una persona che, approfittando dell’anonimato, usa parole piene di odio e violenza nei confronti di un’altra persona online, nascondendo se stesso dietro uno schermo.

Chi sono le vittime preferite dagli haters?

Soprattutto sul Web, dove l’anonimato è garantito dall’uso di profili fake e da diversi strumenti digitali, è facile imbattersi in discussioni che degenerano in insulti ed epiteti pieni di odio e che incitano alla violenza. A emergere, in questi contesti, è il fatto che alcune categorie di utenti vengano prese di mira da questo genere di commenti molto più di altre. In particolare, sono proprio le minoranze ad essere il più delle volte vittime di questo atteggiamento. Fasce di popolazione particolarmente colpite sono, per esempio, immigrati, stranieri, persone di colore, tutti gli appartenenti alla comunità LGBT, disabili e credenti di altre religioni.

Ultimamente, soprattutto su Instagram, anche diversi personaggi famosi sono stati sottoposti a questo tipo di trattamento. Si tratta soprattutto a insulti riguardanti il bodyshaming, un tipo di odio digitale che sfocia nell’insultare la vittima; essa, nella mente dell’hater, non soddisfa determinati canoni estetici preferiti dalla massa. Tutto quello che è diverso e non si conforma alla massa diventa oggetto di scherno e di insulti, che possono provocare non pochi disagi nella persone colpita, soprattutto a livello psicologico.

L’identikit dell’hater

Ma chi è l’hater? Sarebbe facile, per difendersi da questo tipo di fenomeno, fare un identikit della persona che è causa degli insulti online. Tuttavia, non è una cosa molto semplice. Infatti, è bene notare come l’hater possa appartenere a ogni fascia d’età, dalle più giovani alle meno giovani, essere uomo o donna e appartenere a classi sociali differenti.

La verità è che non c’è un identikit per l’hater: tutti, potenzialmente, nascosti dietro l’anonimato di uno schermo ,possono diventare “leoni da tastiera” e sfogare le proprie frustrazioni individuali sull’altro; come se il fatto di trovarsi dietro uno schermo autorizzasse a dire tutto ciò che si vuole. Inoltre, un altro fenomeno legato al trovarsi dietro uno schermo è legato a una sorta di “spersonificazione” dell’altro, oggetto dei nostri commenti: l’altro, proprio perché dietro uno schermo, viene confuso con l’ambiente circostante, divenendo un oggetto e non una persona che prova sentimenti ed emozioni.

Inoltre, in quest’ottica, c’è un altro aspetto da tenere in considerazione: l’odio non nasce online, ma è sempre esistito. Gli strumenti digitali ne hanno solo amplificato e aumentato la portata e la diffusione. Adesso, chiunque dotato di un computer e una connessione a Internet può accedere a piattaforme in grado di metterlo in connessione con il mondo intero, amplificando così la portata del suo messaggio negativo.

Come gestire il fenomeno?

Se non è possibile individuare l’hater attraverso caratteristiche sociodemografiche specifiche, esistono dei modi per proteggersi contro questi flussi di odio e commenti negativi.

La prima azione da compiere, se si è oggetto di commenti e insulti da parte di un hater, è segnalare il problema. Online e nelle piattaforme di social network esistono degli appositi strumenti di moderazione dei contenuti. L’utente può quindi segnalare il problema ai responsabili della pagina, che provvederanno a fare i debiti controlli e a rimuovere il commento. Segnalare un commento di hate speech di cui si è oggetto  non significa solo fare qualcosa per se stessi, ma anche per gli altri, evitando che più utenti possano subire lo stesso trattamento.

Un’altra azione da eseguire è non rispondere al commento di cui si è oggetto. Non rispondendo, si evita di fomentare ulteriormente la discussione ed evitare così fenomeni flaming.

Infine, un’ultima azione molto efficace è bloccare l’hater sulla piattaforma interessata.

Sebbene esistano degli strumenti per far fronte a questa problematica, ancora molto va fatto per educare gli utenti in quest’ottica. Infatti, se esprimere il proprio dissenso è un’azione legittima, garantita anche dalla Costituzione, bisogna, per il futuro, lavorare su modi civili di espressione di quest’ultimo che non vadano a innescare comportamenti di odio digitale, nel pieno rispetto dell’utente che si ha (virtualmente) di fronte.

 

A cura di Miriam Salamone


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