Le comunità del web come branchi di animali: mobbing ed e-mail bombing

Oltre a essere divenute in pochi anni il luogo di aggregazione virtuale per eccellenza, la possibilità di mantenere un contatto costante con le persone ha reso le piattaforme online una sorta di terreno di caccia degli utenti. Se da un lato alcune persone hanno creato chat e gruppi per condividere le loro passioni, dall’altro sono nate comunità fondate unicamente sul boicottaggio di una o più persone e sull’odio viscerale.

Mobbing online: tecniche e tipologie

Per mobbing si intende generalmente una serie di angherie perpetrate sul luogo di lavoro da parte di un dirigente nei confronti di un impiegato: questo include pubbliche umiliazioni, intimidazioni e molestie. Col tempo, questa terminologia è andata a espandere il suo campo semantico, includendo anche ambienti extra-lavorativi. Vi sono casi di mobbing scolastico, militare e persino familiare.

A oggi, il mobbing più diffuso è senza ombra di dubbio quello social, dovuto al largo utilizzo che la nostra società fa delle piattaforme online. La tecnica si è diversificata con gli anni, ottenendo tuttavia i medesimi effetti: un utente o un gruppo di utenti vengono presi di mira e molestati con messaggi minacciosi, spam costante e persino con la diffusione in vari gruppi di informazioni sensibili come numeri di telefono, e-mail personali e addirittura indirizzi.

Se da un lato questi fenomeni possono apparire disordinati, dall’altro è stato più volte provato come, in alcuni casi, il mobbing sia in grado di diventare più di un semplice episodio di cyberbullismo. Esistono gruppi, spesso legati all’una o all’altra fazione politica, che prendono di mira personaggi pubblici e si impegnano costantemente nel lenire l’immagine di queste persone, anche a livello personale.

Proprio come un branco di lupi in agguato, i mobbers entrano in azione dopo aver scelto il loro bersaglio; nella confusione generale, la vittima si trova isolata dal resto del branco, che è ormai troppo lontano o in preda al panico. Gli aggressori quindi fiaccano la preda (specie se di grandi dimensioni) inseguendola e mordendola, fino a quando, ormai esausta, non si lascia cadere al suolo e viene finita con un morso alla gola. Una metafora assai forte, ma altrettanto accurata quando si tratta di mobbing organizzato.

L’e-mail bombing

Non molto tempo fa, è venuto alla luce un altro fenomeno, messo in atto da una piccola comunità su Twitter: quello del e-mail bombing. A livello tecnico, consiste nel “bombardare” di e-mail un determinato indirizzo, con i fini più disparati. Se dovessimo paragonarlo a un altro fenomeno, potremmo richiamare il DDOS.

L’ultimo caso ha visto la comunità antifascista dei Sentinelli praticare e-mail bombing nei confronti di un hotel italiano che avrebbe dovuto ospitare un comizio dei neonazisti lo scorso inverno. Gli utenti hanno mandato centinaia (se non migliaia) di e-mails all’hotel in questione, boicottando l’iniziativa e danneggiando, in un modo o nell’altro, l’attività.

La notizia ha fatto rapidamente il giro dei social e lo stabilimento, visibilmente in imbarazzo, ha cancellato l’evento in programma. Vi sono stati altri casi, meno eclatanti, di e-mail bombing nei mesi successivi, che tuttavia non hanno avuto la medesima copertura mediatica.
A oggi, nessun organo giuridico si è espresso nei confronti dell’e-mail bombing. A livello tecnico, non si tratta di una azione illegale, ma potrebbe diventarlo qualora venga danneggiato il tessuto di un brand o di una azienda.

Come difendersi dall’e-mail bombing

Come abbiamo già anticipato, la rete è il perfetto terreno di caccia per alcuni gruppi di utenti, come appunto i mobbers e gli e-mail bombers. Ognuno di noi, tuttavia, dovrebbe avere almeno una contromisura da adottare in casi come questi.

  • Mantenere l’anonimato: può sembrare scontato, specie oggi che piattaforme come Facebook e Twitter chiedono le nostre e-mail e il nostro telefono, ma limitare il numero di informazioni personali che girano sui social è lo strumento più efficace. In questo modo, eventuali aggressori non avranno quasi nessun mezzo per fare pressioni nei nostri confronti.
  • Effettuare una denuncia: se il punto precedente non dovesse bastare, è bene ricordare che effettuare mobbing (più che e-mail bombing, arginabile con un semplice Honeypot) consiste in un grave illegittimo, in quanto lede l’immagine individuale. È bene raccogliere informazione su chi organizza questi attacchi e in quale modo, per poi denunciare tutto alle autorità competenti.
  • Ignorare / bloccare / segnalare gli utenti: quasi tutti, ne sono (probabilmente) a conoscenza, ma per alcune piattaforme, in particolare Twitter, è molto più semplice effettuare una vera e propria pulizia degli utenti molesti: bloccare o segnalare profili e gruppi di tweet offensivi garantisce, nel 90% dei casi, che l’utente colpevole sia sospeso o addirittura rimosso dal social.

 

A cura di

Francesco Antoniozzi


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