Diritto informatico: cos’è e di cosa si occupa

Il vertiginoso moltiplicarsi di apparecchiature elettroniche negli ultimi venti anni ha permesso la nascita di una lunga serie di legislazioni che tutelano clienti e produttori in egual misura. Tali leggi costituiscono il cosiddetto diritto informatico e sono fondamentali per chiunque intenda specializzarsi in questo campo o intraprendere un percorso di vendite e acquisti.

Cos’è il diritto informatico?

Per diritto informatico si intende, appunto, tutto l’insieme di normative nate appositamente per tutelare clienti e fornitori. Non si tratta di qualcosa limitato al mondo della tecnologia o dell’informatica, ma include buona parte delle leggi generali su proprietà e distribuzione. Cosa più importante, si tratta di una vera e propria materia di studio universitaria, in cui uno studente può specializzarsi per intraprendere una carriera in ambito giuridico nel medesimo ramo.

Di cosa si occupa?

Il diritto informatico si divide in diverse branche, che trattano di argomenti diversi ma in qualche modo concatenati. Tra i più importanti troviamo la proprietà intellettuale: si tratta di un tema molto importante, relativo all’autorità che programmatori e inventori hanno sui loro prodotti. Una vera e propria legge sul copyright orientata a oggetti e programmi del mondo informatico. Se volessimo fare un paragone, potremmo anche citare il “diritto d’autore”.

Un altro argomento fondamentale in questo ciclo di studi è l’insieme di normative su privacy e gestione dei dati. Questi includono i limiti posti alla pubblicità e allo spam, la tassazione su chi la diffonde e le leggi che puniscono attività illegali come hacking e cracking.  Infine, il diritto informatico include anche tutte le norme introdotte dal singolo governo sulla visibilità dei contenuti in rete, la tutela degli utenti stessi, la diffusione di contenuti specifici e persino l’accessibilità alla rete stessa.

In alcuni Paesi, come la Corea del Nord, la Cina e la Russia, gli accessi a internet sono fortemente limitati se non vietati, permettendo ai cittadini di navigare solo su network nazionali ben monitorati, o escludendoli completamente dal World Wide Web.

La giurisdizione di internet

Trattandosi di una realtà sostanzialmente eterea, inizialmente si è pensato a quali criteri seguire per applicare le leggi alla rete; sorprendentemente, però, nella maggior parte dei casi è stato sufficiente mantenere gli stessi “confini” geopolitici, limitandosi a monitorare il flusso di dati in entrata e in uscita. Per confini si intendono chiaramente le posizioni dei server ospitanti il traffico dati. Un server italiano su territorio straniero conta in ogni caso come “esterno”.

C’è stato un lungo e profondo dibattito sul senso di porre delle leggi riguardanti una realtà come questa, in quanto il WWW era inizialmente nato per la condivisione di informazioni senza alcuna restrizione. La progressiva evoluzione delle informazioni trasmesse (in particolare quelle sensibili), ha messo in luce come fosse possibile sfruttarle per danneggiare uno o più soggetti. Questo ha logicamente portato alla decisione di piazzare dei paletti ben definiti anche nell’immaginario cyberspazio.

Diritto informatico: le teorie di Lawrence Lessig

Il filosofo e avvocato Lawrence Lessig si è sempre mostrato scettico riguardo alle singole legislazioni messe in atto. Oltre a essere un forte promotore della neutralità della rete, Lessig ha formulato una teoria basata su quattro fenomeni fondamentali che regolano il web:

  • La Legge, ossia il codice penale applicato a tutte le attività svoltesi all’infuori della vita “reale”. A queste si uniscono attività come gioco d’azzardo, acquisti e video-prostituzione.
  • L’Architettura, corrispondente ai parametri secondo i quali le informazioni vengono trasmesse: protocolli, URL e crittografia.
  • Le Norme, costituite da un vero e proprio auto-regolamento imposto dagli utenti all’interno di gruppi sociali virtuali in cui l’influenza del governo è limitata.
  • Il Mercato, ossia la compravendita di informazioni come pubblicità, video e immagini sponsorizzate, musica e persino prodotti “fisici”.

Tra le teorie più avanzate e interessanti di Lessig figura anche quella che alla base possiede la formula “Code is Law” o “Il Codice è Legge“. Trattasi di un abile gioco di parole per indicare che il codice, ossia l’insieme delle variabili alla base di un programma, può essere usato in modo coercitivo per manipolare singoli individui.

Le leggi in Italia

Pur non trovandosi al primo posto per libertà di espressione, la Repubblica Italiana è tra i Paesi più liberali in fatto di navigazione in rete. Di fatto, un comune cittadino può tranquillamente accedere al World Wide Web dal proprio cellulare senza limitazione alcuna; ciò non lo assolve da eventuali crimini commessi durante la navigazione, per i quali il codice prevede sia condanne pecuniarie sia la reclusione.

 

A cura di

Francesco Antoniozzi


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