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La guerra ibrida passa anche per i vaccini

La campagna vaccinale italiana è probabilmente il tema più dibattuto dell’ultimo mese. Tra cambi di strategia, critiche per le scelte compiute e scontri tra Governo e Regioni, la polemica è sempre aperta. Tutto ciò è legittimo, se pensiamo all’impatto che tali scelte possono avere sulla nostra salute e sul tempo necessario a tornare alla normalità.

Nell’ultimo periodo, poi, il fantasma dei rischi legati ai vaccini ha cominciato a diffondersi in tutta Europa, generando ulteriori ritardi nelle campagne di immunizzazione. Per quanto sia corretta un’attenta verifica dei rischi, e stando lontani dalle più infondate dietrologie, dobbiamo domandarci se il tema dei vaccini non porti con sé forti interessi internazionali.

Il COVID-19 e la geopolitica

Da quando la pandemia in atto ha cominciato a diffondersi nel mondo, è risultato evidente come potesse influenzare gli equilibri mondiali. In ogni periodo di crisi, dopotutto, vengono a galla criticità che altri Paesi possono sfruttare per aumentare la loro influenza. La necessità di liquidità, ad esempio, può mettere in seria difficoltà gli Stati più fragili. Questa richiesta di fondi può essere accolta da Paesi più solidi con mire espansionistiche, che potranno sfruttare tali prestiti per ottenere forti vantaggi futuri.

Il primo esempio di questo fenomeno risale alle prime settimane di emergenza, oltre un anno fa. In quel periodo il sistema sanitario italiano era incapace di contenere una situazione così rapidamente esplosa. Il personale sanitario era già allo stremo, con molti medici, infermieri e OSS infettati, anche a causa della grave carenza di dispositivi di protezione individuale. Le scorte, infatti, si erano drammaticamente assottigliate già nei primi giorni di epidemia. Questa situazione di difficoltà è stata subito vista da alcuni Paesi come un’occasione, per aumentare la loro influenza sull’opinione pubblica italiana o per migliorare la propria reputazione. Nell’arco di pochi giorni, Cina e Russia cominciarono ad inviare voli cargo carichi di mascherine, camici, guanti e anche personale sanitario.

La guerra ibrida russa e i vaccini

La Russia utilizza da anni offensive psicologiche per scontrarsi con le democrazie occidentali. La manipolazione dell’opinione pubblica messa in atto in occasioni quali le elezioni statunitensi o il referendum su Brexit sono ormai cosa accertata, ma la portata di questa guerra è ovviamente più estesa. Il tentativo di screditare i vaccini altrui era quindi prevedibile.

A marzo la Casa Bianca ha dichiarato di monitorare la campagna di disinformazione condotta dalla Russia contro i vaccini occidentali, in particolare Pfizer e Moderna. Le testate incriminate tendevano infatti ad amplificare la gravità e la frequenza con cui si hanno effetti collaterali con tali vaccini. Si metteva indubbio anche le procedure di sicurezza messe in atto. Nonostante un tentativo di difesa del portavoce di Putin, un report del German Marshall Fund ha mostrato come l’86% delle notizie russe riguardanti Pfizer siano critiche.

Questa campagna, guidata dai servizi segreti russi, ha uno scopo molto concreto: minare la credibilità dei vaccini occidentali per favorire la diffusione dello Sputnik V. La Russia infatti, ancora più della Cina, sta puntando moltissimo sull’esportazione del suo vaccino per aumentare la sua influenza in varie regioni. Una delle aree più interessate da questa strategia è il Sudamerica: l’Argentina è stato il primo Paese ad acquistare il vaccino, coerentemente con un progressivo avvicinamento alla Russia che ha già portato a forti investimenti russi in varie zone del Paese. La Bolivia e il Venezuela hanno approvato l’uso dello Sputnik V, il Brasile addirittura ha ricevuto l’autorizzazione a produrre il vaccino, grazie al supporto di un’azienda farmaceutica russa.

In Medio Oriente la Russia fornisce il vaccino all’Iran, ad esempio, rafforzando il legame tra i due paesi. Anche Arabia Saudita e Israele, vicini agli USA, hanno deciso di acquistare il vaccino russo, tenendolo come scorta d’emergenza.

Astrazeneca e gli interessi economici

La questione Astrazeneca, invece, è ben più complicata. Ha preso il via principalmente dai quotidiani europei, che hanno fatto passare l’idea di un vaccino altamente rischioso, causa di un gran numero di morti. Per quanto non si escludano con certezza rischi quali la trombosi, i numeri di tali eventi sono estremamente ridotti. Per quale motivo allora la Germania ha deciso, contro il parere dell’ente europeo, di sospendere la somministrazione del vaccino inglese?

La spiegazione più convincente è l’interesse politico che la Germania, ma non solo, nutre verso il vaccino Pfizer: questo è infatti stato prodotto con la collaborazione della tedesca Biontech. Anche all’interno della stessa Unione, quindi, la politica si mischia con le campagne vaccinali, anche come opposizione al vicino inglese. Astrazeneca, infatti, ha permesso al Regno Unito di accelerare nettamente la campagna vaccinale rispetto ai Paesi europei, dimostrando una forza poco prevedibile dopo Brexit che mette in difficoltà l’Unione.

 

A cura di

Federico Villa


 

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