L’accessibilità dei contenuti sul Web

L’accessibilità dei contenuti sul Web

 

Il problema dell’accessibilità dei contenuti sul Web 

La sicurezza dei minori online è, ad oggi, sempre più minacciata. Fra i rischi legati all’illimitata accessibilità dei contenuti sul Web, vi è l’incremento di contenuti legati al razzismo, all’hate speech, alla pornografia e al sexting, facilmente accessibili da chiunque. Il cyberbullismo rappresenta poi, purtroppo, una costante che desta preoccupazione.

Secondo i dati dell’indagine EU Kids Online del 2020

i ragazzi italiani navigano online prevalentemente dal loro smartphone, usato quotidianamente dal 97% dei ragazzi di 15-17 anni e dal 51% dei bambini di 9-10 anni. La prevalenza dell’accesso da smartphone dilata le coordinate spazio-temporali dell’uso di Internet. Se l’88% dei ragazzi italiani usa Internet a casa ogni giorno, il 44% usa Internet quotidianamente quando è in giro. Cresce il numero di ragazzi di 9-17 anni che hanno fatto qualche esperienza su Internet che li ha turbati o fatti sentire a disagio.

Ancora:

Un bambino su tre adotta risposte passive ai rischi online che lo infastidiscono, e uno su quattro non parla con nessuno di quello che è successo. […] Tuttavia, i risultati suggeriscono che Internet è percepito più come un luogo rischioso che come un’opportunità. Il 52% dei genitori suggerisce modi per usare Internet in modo sicuro e il 38% aiuta i bambini quando qualcosa li disturba su Internet. Solo il 21% incoraggia i bambini a esplorare e imparare cose su Internet.

Poiché quindi, secondo l’indagine, gran parte dei minori in Italia adotta “risposte passive” di fronte ai rischi derivati dall’accesso ai contenuti online, è importante stimolarli a parlarne con amici, genitori o altri adulti di cui si fidano.

Inoltre, sarebbe opportuno suggerire ai ragazzi strategie di tipo proattivo, come modificare le impostazioni di privacy, bloccare i contatti indesiderati, e segnalare contenuti o comportamenti inappropriati ai gestori della piattaforma.

 

Il mondo online e la sicurezza

Sempre dall’indagine EU Kids Online si evince che i bambini spesso non hanno una piena consapevolezza delle possibili conseguenze delle azioni commesse online e dei rischi che ne derivano. Il 40% di loro ha affermato che risponderebbe senza alcun problema a domande del tipo “dove abiti” o “dove vai a scuola”.

I risultati della ricerca di EU Kids online mostrano che i rischi di Internet per i bambini sono legati al fatto di venire esposti a contenuti e interazioni a cui non sono pronti, sia perché si rivelano inappropriati rispetto all’età, sia perché nessuno li aveva mai messi in guardia sui pericoli connessi all’uso del Web.

In questo contesto, genitori e scuola devono insegnare ai bambini le regole di una navigazione sicura su Internet, ossia prevenire i rischi, vigilare e regolamentare. Ma non solo: devono attivarsi – soprattutto i genitori – per apporre ai dispositivi filtri per la protezione online dei minori, che regolino l’accessibilità dei contenuti Web. Molto importante è anche l’azione educativa, di informazione preventiva e di controllo.

Infatti, è intorno ai dieci anni che i bambini finiscono col possedere per la prima volta uno smartphone tutto per loro: in realtà, capita spesso che usino ben prima i dispositivi digitali, magari dei genitori o dei fratelli più grandi, e altrettanto spesso ciò non avviene sotto la sorveglianza degli adulti. Attraverso questi strumenti si immergono nelle mode e nelle tendenze del momento, come è accaduto con la serie tv sudcoreana Squid Game.

 

Il caso Squid Game

Squid Game è la serie tv del momento. Ambientata in Corea del Sud, affronta il tema della diseguaglianza sociale ed economica nel Paese asiatico. La serie si avvale di una realtà distopica dove i ricchi usano i poveri come pedine di giochi molto semplici (come, ad esempio, “Un, due, tre… stella”). In questi giochi, chi perde viene ucciso, in scene molto cruente.

Nonostante la serie tv sia vietata ai minori di quattordici anni, ragazzini di questa età o più piccoli sono comunque riusciti ad avere accesso ai suoi contenuti. A parte il problema del controllo da parte dei genitori, è necessario considerare che fenomeni così famosi come Squid Game finiscono per diventare dei meta contenuti. Così, spezzoni della serie, o riferimenti alla stessa, sono comunque proposti altrove, magari da uno youtuber, diventando così a disposizione dei bambini.

 

Perché preoccupa il caso Squid Game

Il caso Squid Game sta preoccupando genitori, insegnanti e istituzioni in generale da oramai alcune settimane. I bambini (ma anche i preadolescenti) sembrano riproporre sempre più le dinamiche violente della serie tv nei loro giochi, anche a scuola: dinamiche totalmente inadeguate alla loro età. Come spiega la professoressa Anna Oliverio Ferraris, ordinaria di Psicologia dello sviluppo dell’Università La Sapienza di Roma: “I bambini imparano molto per imitazione e i personaggi che vincono, che hanno un potere sugli altri, attirano molto la loro attenzione, perché essi si percepiscono in una posizione di inferiorità rispetto agli adulti.

L’emulazione dei comportamenti proposti in Squid Game non preoccupa solo le istituzioni italiane: la denuncia più recente arriva dall’Inghilterra, dalla contea di Bedfordshire, dove il Consiglio comunale ha allertato le famiglie su una serie di casi di competizioni violente che hanno coinvolto numerosi minorenni.

Anche in Belgio la cronaca parla di bambini finiti ad azzuffarsi subito dopo aver imitato uno dei giochi presenti in Squid Game. Inoltre, la cronaca belga menziona un video apparso su Youtube nel quale due studenti ripropongono il gioco coreano del ddakji, apparso durante i primi episodi della serie e che prevede uno schiaffo come punizione per chi sbaglia. I due studenti belgi hanno deciso di presentarsi nelle strade di Anversa e hanno ripetuto in mezzo alla folla il gioco del ddakji.

 

La sicurezza online dei minori nell’accessibilità dei contenuti Web

L’essere online ormai è parte integrante della quotidianità di tutti noi e in particolare della vita dei bambini e dei preadolescenti. Questo modo di vivere influisce in modo consistente sulle esperienze quotidiane dei giovanissimi, affiancate e spesso plasmate su ciò che apprendono dal Web.

È certo che maggiore sarà il tempo di navigazione su Internet, maggiore sarà il rischio per i più piccoli. È altrettanto vero però che, in questo caso, aumenterà anche la possibilità di riuscire a far fronte a situazioni di pericolo, poiché si acquisiranno maggiori competenze digitali.

In questo campo, dunque, è evidente che la scuola deve svolgere la sua parte, in quanto fonte primaria per la formazione – anche digitale. La scuola, inoltre, è il primo nucleo, dopo la famiglia, dove i ragazzi socializzano.

Occorre pertanto un’adeguata e precisa programmazione da parte delle istituzioni di azioni intente a rafforzare la sicurezza in Rete, perché tutto possa essere usato e fruito correttamente da parte dei più piccoli.

 

 

A cura di

Martina Nicelli


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