Odio digitale

Odio online: il caso Zalando

L’incitamento all’odio online – che sia legato a questioni di genere, razza, orientamento sessuale o a qualsiasi altro tipo di discriminazione – è diventato uno dei temi centrali delle politiche europee. Troppo spesso leggiamo commenti pubblicati sotto i post sui social media o sotto gli articoli online, con messaggi violenti e contrari ai valori fondanti delle società democratiche.

Il caso Zalando

17 novembre 2019, Italia. Zalando, piattaforma di commercio online tedesca presente anche in Italia, sponsorizza un articolo su Twitter usando una foto che raffigura un ragazzo di carnagione scura che indossa una polo rosa. Poco dopo la pubblicazione, si scatena una sfilza di commenti razzisti che inveiscono contro il ragazzo e l’azienda con frasi violente quali:

Non la comprerò mai finché la indossa un ne**o.
Vendetele in Africa.
Avete sbagliato continente per la vostra pubblicità.

In particolare, l’account Twitter de Il Signor Distruggere, alias Vincenzo Maisto, ha fatto un post al riguardo in cui denunciava “Italia 2019 d.C.”, vedendosi in risposta commenti quali: “Se fosse stata una donna non avrebbero…”. A seguito di questi commenti ha deciso quindi di pubblicare un altro tweet di Zalando. Quest’ultimo era una foto che pubblicizzava un set di gioielli, indossati da una modella con la carnagione scura e gli occhi a mandorla. Allo stesso modo, se non ulteriormente condito da commenti sessisti contro il fisico della modella, le frasi sottostanti la pubblicità erano chiari incitamenti all’odio:

Se volete vendere in Italia mettete donne italiane. Ma basta con ste pubblicità standardizzate! E magari anche che non abbia il fisico di una quattordicenne anoressica.
Non comprerò mai più un prodotto non pubblicizzato dalle nostre ragazze.

La risposta di Zalando

Da noi lavorano persone provenienti da più di 100 Paesi: la diversità è e sarà sempre uno degli elementi di forza della nostra compagnia. La tolleranza è uno dei nostri valori fondanti. Per questo motivo, siamo profondamente dispiaciuti di leggere commenti offensivi o denigratori. Crediamo in un mondo dove la libertà di essere se stessi non ha limiti di taglia, età, genere o provenienza.

Dopo pochi minuti da quando il post de Il Signor Distruggere è diventato virale, l’azienda tedesca ha deciso di commentare con queste parole la triste situazione. Ma perché queste parole che parlano di valori, tolleranza, libertà, diversità sembrano non avere la stessa forza delle parole cariche di odio? Infatti, questa non è la prima volta che capita di vedere certi commenti sotto le sponsorizzazioni di Zalando e tutto ciò fa riflettere sull’irrazionalità più feroce che il web a volte fa emergere negli uomini.

Stop al razzismo online

Sonny Olumati, scrittore, ballerino e attivista di origine nigeriana, ha commentato questa vicenda sul suo profilo Instagram con una domanda cruciale: perché agli italiani fa così strano pensare a un italiano con la carnagione scura, ma accettano senza problemi l’idea di un sudafricano con la carnagione chiara?

Leggendo i commenti sotto le pubblicità di Zalando, sembra che la questione fondamentale sia il fatto di non sentirsi rappresentati, anzi, di sentirsi offesi dalla scelta di un modello che non rientra nell’immaginario collettivo del tipico italiano caucasico. Per questo motivo l’utente medio potrebbe mai essere giustificato a usare certi termini?

Proprio per fermare il fenomeno dell’odio online, la Commissione Europea ha promosso un’iniziativa per controllare i commenti e, dalla terza valutazione del codice di condotta realizzata da ONG ed enti pubblici, ha evidenziato come le aziende informatiche abbiano rimosso, in media, il 70% dei messaggi d’odio identificati.

Internet come spazio di libertà

Il valore ultimo e fondamentale di Internet è la diffusione di informazioni in uno spazio libero e democratico in cui tutti possono contribuire. Tuttavia, il buon senso dell’utente deve sempre essere vigile perché, in questo mondo di input velocissimi e del refresh infinito, molte possono essere le occasioni di perdere la capacità di riflettere a fondo prima di esprimere la propria opinione.

Il rispetto dovrebbe essere alla base della comunicazione, che sia virale o di persona, perché il web è uno spazio libero, ma non vuole giustificare alcuna diffusione di odio. Sarebbe davvero sgradevole dover imporre limitazioni e censure per garantire l’assenza di fenomeni discriminatori.

 

A cura di

Silvia Crespi


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