Educazione Civica Digitale

Word Cloud e Filter Bubble: come i siti web organizzano i contenuti

In un web che diventa sempre più articolato e complesso, può capitare di trovarsi davanti a termini che indicano dei fenomeni nuovi; oppure di fare confusione rispetto a termini che indicano fenomeni all’apparenza molto simili, ma che in realtà presentano alcune differenze. Spesso fonte di confusione è la differenza tra Word Cloud e Filter Bubble.

Il punto di partenza per analizzare questi due fenomeni è considerare il contesto in cui si collocano. Internet permette l’accesso a una grande quantità di informazioni. Naturalmente, come utenti abbiamo bisogno di una bussola per navigare all’interno di quest’enorme quantità di informazioni e filtrare solo quelle che ci interessano. È proprio qui che la conoscenza di Word Cloud e Filter Bubble può essere d’aiuto per l’utente.

Word Cloud: quando a rappresentare Internet è un’immagine

Una Word Cloud

La Word Cloud – conosciuta anche con in nome di Tag Coud, letteralmente “nuvola di etichette” – è una rappresentazione visiva dei tag, o etichette appunto, usate all’interno di un sito. Per capire come funziona una Word Cloud bisogna comprendere prima la nozione di tag. Il tag è una parola chiave utilizzata per organizzare un sito web o un set di dati. Questo sistema è alla base del cosiddetto tagging-based system: un sistema in cui le parole o i tag più frequenti all’interno di un sito vengono inserite all’interno di una Word Cloud, una nuvola di parole appunto.

La Word Cloud è collegata quindi al modo di organizzare un sito web e le informazioni che quest’ultimo mette a disposizione. Questa ha diversi vantaggi: oltre a darci un’immediata e chiara rappresentazione di ciò che è contenuto all’interno del sito, è in grado di fornirci altre informazioni grazie alla manipolazione del font* delle parole. Per esempio, più grande è una parola, più questa sarà popolare all’interno del sito. Oltre alla grandezza del carattere può essere manipolato anche il colore, l’intensità e il peso. È inoltre possibile che a ogni parola siano collegati degli hyperlinks correlati a un set di items (pagine, articoli, immagini) relativi alla parola stessa. Oltre a essere utilizzate per mostrare un set di tag, le word clouds vengono utilizzate anche per catalogare e organizzare set di informazioni provenienti da ogni ambito del sapere.

*In linguaggio informatico, l’insieme completo dei caratteri dello stesso tipo.

Filter Bubble: quando è un algoritmo a organizzare e filtrare i contenuti

Una Filter Bubble

Quando è invece l’algoritmo di un sito web a consigliare i contenuti da visionare in base alle proprie preferenze, allora può venirsi a creare un fenomeno chiamato Filter Bubble. In sostanza, la Filter Bubble è una situazione che deriva dai sistemi di filtraggio di siti web e in particolare i social media, che consigliano all’utente tutta una serie di contenuti correlati relativi alle loro preferenze, che vengono analizzate dall’algoritmo che ha a disposizione informazioni personali come età, sesso, indirizzi, contatti e contenuti preferiti dagli utenti.

La differenza? Una questione di prospettive

La differenza principale tra Word Cloud e Filter Bubble è la prospettiva rispetto alla (grande) quantità di informazioni che l’utente ha a disposizione. La Word Cloud rappresenta un insieme di tag contenuti all’interno di un sito, che dà una visione generale del contenuto proposto all’interno di un sito web o di un data base. Inoltre, attraverso l’utilizzo di una Word Cloud, l’utente può subito farsi un’idea immediata di quali sono i trend, i fenomeni più comuni e quelli di invece di nicchia. L’utente è quindi libero di scegliere quali contenuti attenzionare e quali no.
I filtri proposti dagli algoritmi di siti web e soprattutto social media propongono agli utenti solo gli elementi in linea con il loro pensiero e la loro corrente ideologica. L’utente, invece di avere una visione d’insieme del set di informazioni proposto, ha a disposizione solo una porzione di contenuti, quelli correlati proposti dall’algoritmo, rimanendo di fatto all’oscuro di tutte quelle informazioni non in linea con le sue preferenze. Conoscere come i contenuti vengono organizzati e filtrati ci permette un approccio più libero e consapevole all’informazione, che è lo strumento chiave per favorire la nascita e lo scambio di idee.

 

A cura di

Miriam Salamone


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