Analfabetismo digitale: il caso italiano

Con l’avvento dell’era digitale, sempre più persone hanno imparato a utilizzare strumenti come computer e smartphone, sia in ambito lavorativo sia in quello privato. Così, il mondo digitale è diventato parte della nostra quotidianità, eppure esistono ancora persone che non sono in grado di comprendere e sfruttare le sue enormi potenzialità.

Che cos’è l’analfabetismo digitale?

L’espressione analfabetismo digitale (o informatico) indica l’incapacità di una persona di operare mediante un computer, di leggere, scrivere e reperire criticamente informazioni in internet. Esistono due tipologie di analfabetismo digitale:

  • L’analfabetismo digitale pieno o assoluto, che si verifica nei casi in cui un individuo sia completamente incapace di utilizzare un computer o altri dispositivi digitali;
  • Si parla invece di analfabetismo digitale relativo o funzionale quando una persona è in possesso delle sole conoscenze di base riguardanti il mondo digitale e i suoi strumenti.

Il termine analfabeta digitale indica quindi un soggetto che non è in grado di utilizzare apparecchi quali computer o smartphone; ma può essere utilizzato anche per descrivere coloro che non riescono a comprendere e ad analizzare in modo critico le informazioni ricavate da Internet. Infine, vengono considerati analfabeti digitali anche gli individui che non conoscono il vocabolario del settore digitale. Questo significa che, con il passare del tempo, chiunque – compresi gli esperti d’informatica e i nativi digitali – può diventare un analfabeta informatico. Questo a causa del rapido sviluppo tecnologico che rende complicato rimanere sempre aggiornati sui nuovi fenomeni digitali e sulla terminologia a essi legata.

Gli indicatori dell’analfabetismo digitale

Esistono diversi indicatori utili per identificare il grado di analfabetismo informatico presente in uno stato, come per esempio il numero di computer e di altri apparecchi in grado di collegarsi a Internet ogni 1000 abitanti, o il costo di questi strumenti. Altri indicatori molto importanti sono:

  • La percentuale di popolazione che accede alla rete;
  • Il luogo e la forma dell’accesso al web;
  • La percentuale di abitazioni con accesso a Internet;
  • La frequenza con cui la popolazione utilizza Internet;
  • La velocità della connessione e il suo costo.

Vengono considerati come indicatori del tasso di analfabetismo digitale anche il numero di studenti e laureati in discipline legate all’informatica e la percentuale di utenti che presentano problemi di sicurezza informatica. L’analfabetismo informatico dipende inoltre da fattori socio-economici, psicologici e culturali: quali la famiglia d’origine, il percorso formativo e lavorativo, l’accettazione o meno  delle nuove tecnologie.

L’analfabetismo digitale in Italia

Secondo la relazione Skills Outlook 2019, elaborata dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) durante lo scorso anno, l’analfabetismo digitale in Italia è molto diffuso. Infatti, solamente il 36% della popolazione italiana è in grado di utilizzare Internet in maniera complessa e diversificata. Questo colloca l’Italia in fondo alla classifica dei ventinove paesi presi in considerazione. Inoltre solo il 21% degli individui in età compresa tra i sedici e i sessantacinque anni possiede un buon livello di alfabetizzazione e capacità di calcolo, requisiti necessari per poter sfruttare al meglio i vantaggi derivanti da Internet e dalle nuove tecnologie. Dunque, secondo l’OCSE:

La popolazione italiana non possiede le competenze di base necessarie per prosperare in un mondo digitale, sia in società sia sul posto di lavoro.

La causa principale del dilagare dell’analfabetismo informatico in Italia risiede nell’incapacità del sistema scolastico di stare al passo con i tempi, oltre che nella scarsa diffusione di sistemi hardware e della connessione alla rete. La scuola italiana non è stata in grado, e non lo è tuttora, di formare degli individui capaci di comprendere e utilizzare gli strumenti digitali. Questo ha avuto delle ripercussioni anche sul mondo del lavoro, che in Italia ha faticato ad aprirsi alle nuove tecnologie.

Le conseguenze sul mercato del lavoro italiano

Nel 2018 solamente l’8% delle piccole e medie imprese italiane vendeva i propri prodotti online, mentre in Germania già si arrivava al 23%. Inoltre, secondo Confindustria, l’89% delle piccole imprese manifatturiere sono ancora oggi analogiche o non hanno portato a termine il processo di digitalizzazione, per cui si parla di imprese digitali incompiute. Questa lentezza nel processo di digitalizzazione delle industrie italiane è causata dalla mancanza di personale esperto del mondo informatico. Infatti oltre il 40% dei lavoratori risulta essere analfabeta digitale e solo un quarto degli impiegati italiani utilizza quotidianamente software da ufficio (come per esempio il pacchetto Office di Microsoft) per svolgere le proprie mansioni.

È quindi evidente che lo Stato italiano dovrebbe seriamente iniziare a combattere il fenomeno dell’analfabetismo digitale, partendo proprio dalla digitalizzazione delle scuole. Questa è stata la proposta di Milena Gabanelli e Mauro Magatti, con lo scopo di ridurre il gap esistente con i paesi più sviluppati dal punto di vista delle competenze digitali secondo la relazione dell’OCSE: ovvero Belgio, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. Inoltre la diminuzione dell’analfabetismo informatico gioverebbe anche all’industria italiana, che ha sempre più bisogno di figure con enormi competenze digitali per potersi modernizzare, sviluppare e competere sul mercato globale, e che oggi purtroppo fatica a trovare.

 

A cura di

Valeria Vinzia


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