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Bots: l’intelligenza artificiale ai tempi dei social

Sempre più spesso i giornali riportano notizie di interi cluster di bots scoperti ed eliminati su un social network, con articoli che spiegano brevemente i rischi legati alla presenza di questi profili autonomi nella nostra vita. Identificare e isolare queste intelligenze artificiali non è affatto semplice, ma esistono diversi modi per scoprire se l’utente con cui interagiamo è effettivamente un essere umano o una sequenza di calcoli.

Tipologie di bots

Va detto che non tutti i bots sono uguali: col passare degli anni, i programmatori hanno sviluppato diverse tipologie di intelligenza artificiale per eseguire i compiti più disparati. Di seguito analizzeremo le tipologie più comuni e la loro funzione.

Al primo posto troviamo i chatbots, ossia le voci presenti nelle conversazioni online. Divenuti popolari grazie all’app Telegram, ben presto il loro utilizzo si è esteso a qualunque comunità digitale: da Discord a Skype, da Twitter a Facebook. Il principio di base dei chatbots è la loro versatilità e la possibilità di adattarli a un processo di machine-learning. Questo garantisce una costante evoluzione del bot in esperienza e intelligenza.
I chatbots nascono principalmente per la generazione automatica dei messaggi in caso di assenza di un admin o di ingresso di nuovi utenti. Molte pagine di Facebook usano questo sistema per inoltrare agli utenti informazioni importanti o aggiornamenti.

Un’altra tipologia molto diffusa è quella dei social bots. Da non confondere coi chatbots, queste entità sono spesso associate ai profili falsi presenti sui social network. Sebbene sia abbastanza facile individuare un profilo contraffatto, a volte risulta più complesso per via del seguito che tale profilo ha.

È il caso dei political bots, esplosi ufficialmente nel 2017 e finiti al centro delle cronache per la loro influenza sulle elezioni politiche degli ultimi anni. Trattasi di Intelligenze Artificiali con il ruolo di trampolini di lancio per nomi, informazioni e propaganda. Il caso più eclatante vide Facebook al centro di un’accusa dopo l’elezione di Donald Trump, per via della massiccia presenza di bot russi che avevano ricondiviso i messaggi politici del candidato presidente, ingigantendone l’influenza su Internet.

Infine troviamo le botnet, ossia una rete di computer controllate da remoto da un hacker per effettuare operazioni di vario tipo. Questa rete è particolarmente pericolosa per le grandi aziende e le banche, in quanto una botnet ha la stessa anatomia di un’idra dalle molteplici teste: è quasi impossibile abbatterla se non si raggiunge la fonte.

Identificare e combattere i bots

Premettendo che non tutti i bots sono malevoli, ogni utente può, nel suo piccolo, combattere la crescente armata di intelligenze artificiali, in particolare sui social network. Esistono diversi modi per identificarli: in primo luogo, la data di creazione del profilo. I bots hanno una vita relativamente breve per via di alcune policies che ne vietano l’uso su alcune piattaforme, per cui è facile individuarli tra i profili più “giovani”. Un altro campanello di allarme è il seguito che questi profili hanno. Un bot difficilmente avrà un seguito nutrito, per cui è sufficiente guardare il numero di amici o followers presenti. Su Twitter se c’è un’ampia disparità tra followers e followings di un utente (es. 0 vs 100) è probabile che ci si trovi davanti a un profilo contraffatto.

Infine, il numero e la tipologia di post condivisi sono un altro strumento per scovare i bots. Trattandosi prevalentemente di software, questi tendono a ricondividere in maniera meccanica stati e post di altri utenti, oppure spammano con cadenza costante i propri. Da due anni, su Twitter sono presenti vere e proprie botnets che fanno rimbalzare le notizie da un profilo all’altro per influenzare l’opinione pubblica. La lotta contro questi gruppi è ancora in corso.

Per contrastare questo fenomeno diffuso, gli esseri umani possono dotarsi di diversi strumenti. Quasi tutte le piattaforme offrono delle opzioni di segnalazione per indicare un potenziale bot ed eliminarlo. Sorprendentemente, il 90% delle segnalazioni sui bot viene analizzata… da altri bot, specializzati in questo tipo di lavoro. Qualora ci si trovasse di fronte a un sistema più ampio, come una botnet, è consigliabile raccogliere il maggior numero di prove possibili (link, screenshots, informazioni, ecc.) e passarle alle autorità competenti, nel caso dell’Italia alla Polizia postale, mediante segnalazione.

Cosa dice la Legge?

Sfortunatamente, a oggi l’Italia non ha una legge specifica per contrastare questi fenomeni. I reati tuttavia possono connettersi alla normativa contro la diffusione di falsa informazione, Articolo 656 del codice penale.
Lo stato della California è stato il primo negli USA a decretare una Legge contro l’uso dei political bots per influenzare l’opinione pubblica, in particolare dopo le ultime elezioni del 2016.

 

A cura di

Francesco Antoniozzi


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