Sessualità

Cosa dice la Legge: il Sexting

A quasi tutti noi sarà capitato almeno una volta nella vita di praticare sexting, comunemente noto come “Sesso al telefono”. Si tratta di una tecnica assai diffusa, che ha preso ulteriormente piede con l’avvento dei telefoni cellulari più avanzati (quelli successivi ai primi Nokia, per intenderci). Ad essere coinvolti, tuttavia, non sono solo i giovani, ma anche gli adulti; per questo motivo è bene conoscere le norme legali che regolano e tutelano questa pratica.

Il sexting è reato?

Partiamo dal presupposto che il sexting, in senso assoluto, non corrisponde a reato. Il termine sexting racchiude tutta quella rosa di azioni che hanno uno sfondo sessuale sul web; ciò include chat, fotografie, video e audio che coinvolgono una sola o entrambe le identità partecipanti. Vi sono, come anticipato, diverse leggi e regolamentazioni per proteggere le categorie a rischio e punire i responsabili di crimini informatici.

Bisogna chiarire fin da subito che praticare sexting con minorenni è un reato grave legato alla pedopornografia ed è punibile con una pena da uno a cinque anni di reclusione nei casi più gravi o con obbligo di firma nelle condanne minori. Vi sono, anche in questo caso, sfumature legate alla fonte del fenomeno. Il sexting con minorenni NON è reato quando è spontaneo, ossia quando il minore invia spontaneamente al coetaneo o all’adulto un messaggio, una foto o un video esplicito di se stesso/a.

Inviare messaggi, foto e video espliciti ad un minore è considerato dalla Cassazione un reato di violenza sessuale. Incredibilmente però, chiedere una prestazione sessuale ad un minorenne non è reato, purché quest’ultimo/a abbia almeno quattordici anni. Diventa reato se alla prestazione viene associato un pagamento (come una ricarica telefonica), diventando automaticamente un caso di prostituzione minorile, crimine perseguibile.

Revenge Porn: quando il Sexting diventa un’arma

Accademia Civica Digitale ha parlato molto spesso di questo delicato ed importante tema, informando i lettori sui rischi e gli strumenti di prevenzione di questo fenomeno. La cronaca quotidiana è molto spesso costellata da storie di Revenge Porn; ultimo in ordine, il caso della docente scolastica vittima di Revenge Porn da parte dell’ex fidanzato, licenziata in tronco dal suo istituto e trattata come colpevole. Purtroppo, ancora oggi questo problema viene associato a frasi come “non dovevi mandargli le immagini”.

Va da sé che ognuno di noi è libero di fare ciò che vuole col proprio corpo e col proprio telefono, purché sia in grado di tutelare se stesso e gli altri. Ecco perché ci teniamo a ricordare alcune tattiche fondamentali per evitare o quantomeno limitare gli effetti del Revenge Porn:

  • Non includere MAI il proprio viso in video ed immagini esplicite
  • Coprire tatuaggi o segni particolari
  • Considerare sempre che l’idea di “privacy” potrebbe non essere rispettata dall’altro utente
  • Utilizzare chat criptate come Telegram o funzioni di cancellazione come i “messaggi effimeri” di Whatsapp

Altri casi di violenza: sextortion

Una pratica meno nota, ma altrettanto diffusa è quella della sextortion o “estorsione sessuale”. Si tratta di un vero e proprio ricatto che viene operato verso una persona, facendo leva sulla sua paura e la sua reputazione per avere denaro o favori. Per fare un esempio pratico: una persona invia una foto esplicita ad un’altra, nella convinzione che la privacy venga rispettata. Per tutta risposta, dopo ventiquattro ore riceve una email in cui un utente non meglio precisato minaccia di condividere sui social tale immagine, se non dovesse ricevere del denaro.

In questi casi, purtroppo, la Legge tutela la vittima solo in maniera parziale, in quanto potrebbe essere considerata come la fonte del problema. Potrebbe anche trattarsi di un falso positivo, dal momento che i ricattatori potrebbero non avere nulla tra le mani e semplicemente instillare il dubbio nella mente della vittima. E’ sempre bene seguire le tattiche che abbiamo riportato sopra.

Considerazioni

Per quanto fidato o amichevole possa essere il nostro interlocutore, ci sono fin troppi modi per cui il nostro materiale sensibile potrebbe raggiungere altri canali e diffondersi a macchia d’olio tra conoscenti e sconosciuti. Il detto “prevenire è meglio che curare” si applica perfettamente a queste situazioni e dovrebbe spingere ognuno di noi a prendere determinate precauzioni prima di addentrarci in un campo minato come quello del sexting. O quantomeno, andarci coi piedi di piombo.

A cura di

Francesco Antoniozzi


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