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Parler, il social senza censura

Con l’avvento del Covid-19 e le ultime Elezioni presidenziali americane, i social network più popolari come Facebook e Twitter sono stati invasi da una quantità elevatissima di contenuti fasulli o dannosi, tanto da costringerli ad adottare delle vere e proprie etichette, inserite sotto post potenzialmente fuorvianti. Questo ha colpito maggiormente i negazionisti della pandemia, i cospirazionisti di QAnon e lo stesso Presidente americano uscente, Donald Trump.

Quest’ultimo ha trascorso le ultime settimane a sostenere improbabili tesi di frodi sui risultati elettorali che lo hanno dato largamente sconfitto rispetto al rivale, costringendo Twitter a flaggare quasi tutti i suoi tweet come dannosi. L’ondata di segnalazioni e censure ha spinto molti utenti verso un nuovo social “senza censure”, noto come Parler.

Assoluta libertà?

Parler, micro-social di produzione americana, nasce come alternativa a Twitter e Facebook e afferma il concetto di libertà dalle censure come struttura portante della comunità. Questo ha naturalmente attirato l’attenzione di gruppi d’odio, cospirazionisti, negazionisti e generalmente chi promuove falsità e hate speech. Donald Trump ha invitato i suoi followers a liberarsi di “fake media” e “social network democratici”, spostandosi su Parler per continuare con le campagne di diffamazione.

Nei primi giorni, il successo di Parler è stato immenso, ma ha anche messo in allarme vari analisti sul rischio della nascita di movimenti terroristici armati, come accadde con Telegram nel periodo degli attentati di matrice islamica del 2016. In effetti, il gruppo para-militare di estrema destra noto come Proud Boys ha lanciato messaggi inequivocabili sulle proprie attività post-elettorali. Non si sono risparmiati episodi di violenza a Washington e scontri con gruppi di militanti Antifa.

Le libertà previste da Parler non sembrano comunque così assolute. Dopo i primi giorni, un gruppo di moderatori è entrato in azione e ha iniziato ad oscurare i contenuti più violenti (decapitazioni, pestaggi), ma ha scelto di mantenere visibili i discorsi d’odio razziale, religioso e di genere. “La nostra community non bandirà qualcosa di tanto arbitrario quanto indefinibile” ha affermato Matze, uno dei fondatori. Sta di fatto che la scelta di effettuare una moderazione anche parziale non è piaciuta a tutti.

Il caso di hacking

A metà Novembre 2020 ha iniziato a circolare la voce che Parler fosse stato hackerato e che i dati personali di milioni di utenti fossero stati rubati. Questo episodio ha fatto emergere una questione ancora più inquietante: pare che questo social chieda ai propri iscritti di utilizzare il proprio Numero di Previdenza Sociale per iniziare a navigare. Una scelta fortemente discutibile, dal momento che nessun social network utilizza dati personali al di fuori di E-mail e numero di cellulare.

Il furto di dati, non confermato e non smentito da Parler, avrebbe quindi esposto milioni di persone al furto del proprio codice SSN e di tutti i loro messaggi privati, oltre a garantire libero accesso agli account. Mancano tuttavia prove tangibili del furto, ma diverse persone hanno rilanciato l’hashtag #ParlerHacked su Twitter, sottolineando il danno causato da una violazione.

I rischi per il futuro

La sconfitta di Donald Trump potrebbe trasformare Parler in un trampolino di lancio per la sua quasi sicura ricandidatura alle presidenziali del 2024. In molti hanno infatti rilevato particolari analogie tra i social Twitter e Parler, prendendolo quasi come un segno. Azzurro/blu per il primo, colore tipicamente usato dai Democratici, Rosso magenta per il secondo, tinta storica Repubblicana.

Malgrado i risultati delle Elezioni paiano certi in qualche modo scontati, la divisione tra i due schieramenti non è mai stata così forte, complice anche la pandemia di Covid-19 che è stata spesso rilanciata per fare propaganda politica da entrambi gli schieramenti, con fini diversi. L’utilizzo indiscriminato dei social network per fare leva sul sentimento popolare non è cosa nuova, ma sta prendendo sempre più piede ogni qualvolta entri in gioco una nomina importante.

FONTI

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Snopes

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