Fare divulgazione sui social per combattere la disinformazione

Overload informativo, così si definisce il sovraccarico di informazioni in rete. Al giorno d’oggi è sufficiente digitare una parola in una barra di ricerca perché compaiano decine di migliaia di risultati. Il problema, quindi, diventa estrapolare le fonti affidabili da quelle che non lo sono e che creano disinformazione. Perché se da un lato l’avvento di Internet ha significato per molti la massima espressione di democrazia, paragonabile a quella diretta dell’Atene del V secolo a.C., dall’altra concedere a ogni utente non solo il diritto di parola, ma anche un pubblico di migliaia di altri users, ha portato a quella che si definisce crisi delle fonti.

Le testate giornalistiche affermate che chiedono a medici e scienziati di tenere il proprio blog sulla loro pagina online sono le stesse che lo consentono anche a rappresentanti no-vax. Su Facebook pare si dia la stessa validità alle opinioni di esperti in materia e di non addetti ai lavori. Addirittura, in più paesi si sta sviluppando una vera a propria diffidenza nei confronti della figura dell’intellettuale. Di conseguenza per l’utente medio diventa quasi impossibile separare ciò che è vero da ciò che è falso, il fact dal fake. E la rete diventa sempre più insostenibile.

I divulgatori contro la disinformazione

È proprio per combattere la disinformazione che negli ultimi anni sui vari social si è sviluppata la figura del divulgatore. Esperti in diversi ambiti, dall’astronomia alla chimica, dalla cosmesi alla politica, che hanno deciso di servirsi dei social media per rivolgersi al grande pubblico e sfatare, pezzo dopo pezzo, i falsi miti che dilagano in rete.

In realtà la figura del divulgatore non è una novità. L’esempio forse più famoso nel nostro Paese è l’attività svolta in televisione da Piero Angela e dal figlio Alberto. L’innovazione in questo caso è costituita dal canale. Scegliendo i nuovi media – in primis YouTube, Facebook e addirittura Instagram – i divulgatori raggiungono un pubblico non solo più vasto di quello che fruisce altri mezzi (come libri o giornali), ma soprattutto un pubblico diverso. Infatti i seguaci dei divulgatori sui social sono mediamente più giovani rispetto al pubblico della televisione o ai lettori dei blog.

Dario Bressanini, “l’amichevole chimico di quartiere”

Con 200 mila followers su Instagram e 350 mila iscritti al suo canale YouTube, e recentemente intervistato da Marco Montemagno nel format Quattro chiacchiere con…, Dario Bressanini è forse uno dei divulgatori scientifici più conosciuti oggi in Italia. Chimico e docente presso l’Università degli Studi dell’Insubria, dal 2007 cura il blog Le Scienze in Cucina, all’interno di Le Scienze Blog di «La Repubblica».

La sua attività di divulgatore scientifico comincia su YouTube e Facebook proprio con l’obiettivo di sfatare disinformazione e bufale connesse alla cucina e all’alimentazione. Con il suo camice riconoscibile per il simbolo dell’uomo ragno, Dario Bressanini si serve di esperimenti elementari ma dal forte impatto visivo per dimostrare la falsità di innumerevoli dicerie che ruotano attorno al cibo. Attraverso un linguaggio semplice e quindi adattissimo al canale, l’amichevole chimico di quartiere ha smascherato tra gli altri le proprietà benefiche del sale rosa dell’Himalaya e anche i “pericoli” che secondo molti il microonde rappresenterebbe. Rilevante è poi il video in cui, con un banale esperimento, Bressanini dimostra la truffa dell’omeopatia.

Solo in tempi più recenti il chimico ha iniziato a servirsi anche delle stories su Instagram per raggiungere un altro tipo pubblico. Si è infatti accorto che questo social gli permette di connettersi con una nuova “bolla” di utenti, diversa per composizione da quella dei suoi iscritti YouTube. Una delle doti di Bressanini consiste infatti nella sua abilità comunicativa, nella capacità di adattarsi a format sempre diversi. Lo dimostra il suo ultimo libro, La Scienza delle Verdure. La Chimica del Pomodoro e della Cipolla, che in pochissimo tempo ha raggiunto la vetta delle vendite su Amazon. Proprio su Instagram il divulgatore ha dato il via d una nuova battaglia, ovvero smascherare quella vasta gamma di prodotti spacciati per detox da quelle che lui ironicamente definisce fuffinfluencer.

La diffidenza del mondo accademico

Se i giovani hanno accolto a braccia aperte l’iniziativa dei divulgatori, da Dario Bressanini a Barbascura (che si occupa di biologia e zoologia) e a Beatrice Mautino (che invece è esperta di cosmesi), lo stesso non si può dire dei media istituzionali e del mondo accademico.

È lo stesso Bressanini a rivelare, in un podcast sul canale Breaking Italy, l’incomprensione con cui spesso si deve scontrare da parte dei sui colleghi in università. Infatti molti accademici, anche se fortunatamente non tutti, considerano i nuovi media un canale di diffusione basso, in contrapposizione a quello più elevato della carta stampata. Ma anche un libro, rivela il chimico con ironia, non viene considerato positivamente se vende molte copie. Si tratta di una concezione elitaria di cultura che sta agli antipodi rispetto agli obiettivi che i divulgatori si pongono.

Breaking Italy: una “carrellata trasversale di notizie dal mondo”

Opera notevole è anche il canale YouTube di informazione condotto da Shy (Alessandro): Breaking Italy. Dal 2011 a oggi con i suoi video giornalieri, il trentacinquenne ha raccolto più di 500 mila iscritti, in continuo aumento. Il format che Shy propone è tanto semplice quanto efficace: riporta fatti salienti provenienti da tutto il mondo, dalla politica alla tecnologia ai videogiochi, occupandosi di cronaca ma lanciando anche interessanti spunti di riflessione.

Lavoro di divulgazione dalla portata vastissima, che Shy conduce dalla Sardegna. Nonostante la fuga di cervelli che sta coinvolgendo la regione, soprattutto per quanto riguarda i giovani qualificati, Alessandro ha deciso di restare e di fare della propria terra la base operativa del suo canale di successo.

Recentemente ha iniziato a produrre anche podcast, nei quali vengono invitati i personaggi più disparati, con i quali Shy dialoga per un paio d’ore riguardo diverse tematiche. Oltre al già citato Dario Bressanini, ospiti dei podcast di Breaking Italy sono stati anche politici come Giulia Pastorella, giovanissima esponente di +Europa, e Giuseppe Civati.

Il web contro la disinformazione

Se è vero che internet e i social media non si sono rivelati quei portatori di democrazia che i più ottimisti auspicavano all’inizio, bisogna però ammettere che il futuro non è tutto nero. La rete costituisce una realtà nuova, dalle potenzialità illimitate, che però è necessario imparare a gestire al meglio. Per questa ragione si stanno sviluppando sempre più progetti di educazione civica digitale, rivolti a tutti gli utenti del web.

I divulgatori sui social rappresentano un primo sforzo concreto per una rete più sostenibile, combattendo la disinformazione e valorizzando le opinioni degli esperti in ogni materia.

 

A cura di

Ilaria Aceto


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