Fake News

Facebook: una nuova policy in vista delle presidenziali USA

Negli ultimi anni i social media, in particolar modo Facebook, hanno acquisito un ruolo sempre più importante e strategico per lo svolgimento delle campagne elettorali in molti paesi del mondo. Ormai tutti i candidati, appartenenti a ogni tipo di schieramento politico, investono molto tempo e denaro su queste piattaforme; così da poter raggiungere facilmente un numero sempre più vasto di elettori.

Bisogna però sottolineare che i social, rispetto ad altre tipologie di media, possono veicolare con una facilità disarmante notizie e contenuti falsi, compromettendo così la trasparenza e la credibilità dell’esito di una votazione di stampo politico.

Le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America, che hanno portato alla vittoria Donald Trump, sono state caratterizzate da una serie di manipolazioni dei fatti e fake news messe in circolazione su Facebook e Twitter con lo scopo di favorire proprio l’elezione del candidato del Partito Repubblicano, screditando la candidata democratica Hillary Clinton. Così Facebook, per evitare un nuovo Russiagate in vista delle prossime elezioni presidenziali, che si terranno il 3 novembre 2020, ha adottato una nuova policy con lo scopo di arginare il fenomeno delle fake news riguardanti i candidati alla Casa Bianca.

Cos’è il Russiagate?

Il termine Russiagate indica un’inchiesta giudiziaria avviata dal procuratore speciale Robert Mueller in seguito al sospetto di ingerenze da parte della Russia nel corso della campagna elettorale per le scorse elezioni presidenziali statunitensi, avvenute nel corso del 2016.

in realtà un’indagine giornalistica, condotta dal «New York Times»nella primavera del 2016, anticipò l’inchiesta aperta da Mueller. L’autorevole testata giornalistica ipotizzò che dietro l’ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca ci fosse l’intervento della Russia, quindi di Vladimir Putin. Secondo il «New York Times», l’ingerenza russa si sviluppò lungo tre direttrici:

  • L’intercettazione e la divulgazione di materiale compromettente ai danni del Partito Democratico;
  • La manipolazione dei social media mediante profili fake, in particolare Facebook e Twitter;
  • Lo sviluppo di contatti con associati alla campagna elettorale di Trump.

Il «New York Times» riportò anche di un incontro, avvenuto alla Trump Tower, tra il figlio di Donald Trump, accompagnato da altri due esponenti del Partito Repubblicano, e Natalia Veselnitskaya, avvocatessa russa in diretto contatto con il Cremlino.

Il Russiagate ha portato all’immediata incriminazione di dodici cittadini russi, tutti funzionari dell’intelligence militare russa. Sono stati inoltre arrestati Paul Manafort, uno dei membri del Partito Repubblicano presenti all’incontro con Natalia Veselnitskaya, e il suo collaboratore Rick Gates, che ha ammesso di aver aperto dei conti all’estero non dichiarati.

Facebook e il Russiagate

In seguito allo scandalo destato dal Russiagate, il «New York Times» condusse una lunga inchiesta su Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg, rispettivamente amministratore delegato e direttore operativo di Facebook. La testata giornalistica li accusò di aver ritardato, negato e sviato i segnali di un’interferenza del Cremlino sullo svolgimento della campagna elettorale attraverso la loro piattaforma, inoltre la testata newyorkese affermò che lo stesso modus operandi venne adottato anche durante il caso di Cambridge Analytica.

Ovviamente il gruppo dirigente di Facebook ha risposto alle accuse mosse dal «New York Times» constatando da una parte l’effettiva lentezza nell’affrontare la crisi legata alla sicurezza della piattaforma social, ma sottolineando anche i progressi fatti su questo tema in seguito al Russiagate e a Cambridge Analytica.

La nuova policy di Facebook

In vista delle elezioni presidenziali del 2020, il gruppo dirigente di Facebook ha annunciato una nuova policy in tema di privacy e sicurezza. L’intento è di evitare ingerenze e manipolazioni della campagna elettorale, come accaduto nel 2016, e di tutelarsi da altri attacchi mediatici che possano minare l’immagine della piattaforma.

Facebook ha così introdotto, a partire dallo scorso novembre, regole sempre più  stringenti con lo scopo di:

  • Aumentare la trasparenza;
  • Contrastare le interferenze straniere;
  • Ridurre la disinformazione.

La nuova policy prevede innanzitutto una verifica dell’identità degli utenti che hanno intenzione di acquistare uno spazio promozionale su Facebook e su Instagram. Essi dovranno fornire dati come il numero di telefono, il luogo di residenza, l’indirizzo e-mail e un link al sito aziendale. Solo così potranno ottenere lo status di “organizzazione convalidata” e condividere spot elettorali. Come spiegano Katie Harbath e Sarah Schiff, ovvero il public policy director e il product manager di Facebook:

Anche se imperfetto, il processo di verifica dell’identità ci aiuterà a confermare la legittimità di un’organizzazione e a fornire agli utenti maggiori informazioni sugli autori delle inserzioni che visualizzano sulla piattaforma.

È prevista inoltre la creazione di un team di quaranta esperti; questi dovranno definire quali siano le fonti d’informazione e i media realmente controllati da uno stato, così da poterli “etichettare” e renderli riconoscibili agli utenti.

Facebook ha intrapreso anche una campagna di rimozione degli account sospetti; la maggior parte di questi è creata in Iran e in Russia, con lo scopo di prevenire eventuali interferenze straniere durante il corso della campagna elettorale. Inoltre la nuova policy prevede un programma di monitoraggio (il Facebook Protect) delle pagine Facebook e Instagram dei candidati alle elezioni, in modo tale da evitare il loro hackeraggio.

Combattere la disinformazione

Infine il gruppo dirigente di Facebook, tramite questa nuova policy, si è posto l’obiettivo di combattere la disinformazione. Così i contenuti postati su Facebook e Instagram verranno esaminati da un fact-checker, esterno alla piattaforma, per stabilire la loro attendibilità. Saranno ovviamente rimossi i contenuti ingannevoli riguardo, per esempio, le modalità di voto, così come i post contenenti minacce nei confronti degli elettori. Un’attenzione particolare sarà rivolta ai deepfake, ovvero video dal contenuto manipolato che possono così veicolare false informazioni. I media che risulteranno essere frutto di un’unione o di una sovrapposizione di contenuti video verranno cancellati dalla piattaforma, escludendo i contenuti riconosciuti come satirici.

Così Facebook, ormai consapevole delle sua importanza strategica nell’ambito della comunicazione politica, si sta impegnando per proteggere i suoi utenti da manipolazioni e disinformazione. A oggi non è possibile sapere se questi accorgimenti basteranno ad aumentare la sicurezza e la trasparenza della piattaforma social. La cosa sicura è che essi costituiscono un punto di partenza da cui iniziare a lavorare.

 

A cura di

Valeria Vinzia


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