Digital Divide

La digitalizzazione scolastica in Italia durante l’emergenza Coronavirus

L’emergenza sanitaria ha acceso i riflettori sul tema della digitalizzazione scolastica. Le necessità emerse con l’avvento del virus rappresentano una sfida volta ad andare nella direzione di un’informatizzazione dell’educazione in Italia. Quest’ultima non può essere più rimandata, pena la perdita di un’occasione storica per rinnovare permanentemente il mondo scolastico italiano.

Digitalizzazione scolastica in Italia

Il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo scorso ha disposto, per esigenze sanitarie, la didattica a distanza, in quanto non era possibile prevedere nel breve termine un ritorno alla normale attività scolastica. Partendo da questa premessa è stata introdotta dai vertici dell’istruzione una massiva opera di informatizzazione di uno dei settori meno inclini all’innovazione informatica: la scuola.

Digitalizzare non è stato affatto facile ma a causa dell’emergenza sanitaria i dirigenti scolastici il corpo docenti si sono attivati per rendere possibile la scuola a distanza. Sfida non facile in quanto secondo il DESI (Digital Economy and Society Index) l’Italia risulta agli ultimi posti in Europa per digitalizzazione scolastica e sociale. Rispetto all’ Europa, il nostro Paese si trova ben al di sotto della media in relazione all’ uso di internet, all’integrazione delle tecnologie digitali, ai servizi pubblici digitali e al capitale umano.

Dati della digitalizzazione in Italia

Secondo i dati raccolti dall’ISTAT il 33,8% delle famiglie italiane non ha un computer in casa. L’emergenza sanitaria ha accelerato il processo di digitalizzazione scolastica già in atto da anni in Italia, che procedeva con alcune criticità. In primis un differenziale nelle voci di spesa nel mercato digitali tra regioni del nord e regioni del sud, poiché al sud quasi il 42% delle famiglie non ha un computer a casa. Altra criticità è legata anche alla diffusione delle competenze informatiche tra docenti e alunni, si stima che il 34% dei minori in età scolastica abbia competenze informatiche insufficienti e il 57% debba condividere gli apparecchi elettronici con gli altri componenti del nucleo famigliare. Il dato sulle competenze informatiche degli studenti è significativo in quanto la scuola deve trasmettere conoscenze informatiche agli alunni e deve preparali ad un mercato del lavoro in cui le competenze informatiche sono considerate una base necessaria.

Metodi di svolgimento della didattica a distanza durante il lockdown

Da marzo 2020 il governo Conte ha stanziato circa 85 milioni di euro per lo svolgimento delle attività didattiche in modalità telematica. Comunque, non vi è stato un utilizzo uniforme su tutto il territorio nazionale per ciò che riguarda le piattaforme necessarie all’e-learning. Tra le più utilizzate troviamo G-suite for Education di Google, che comprende Gmail, Google Drive e Google presentazioni e Google Classroom, che rende possibile creare classi virtuali.

Immancabile anche l’impiego degli strumenti di Microsoft come il pacchetto Office 365 Education e la piattaforma Microsoft Teams. Ampio è stato anche l’utilizzo di piattaforme gratuite come Zoom e WeSchool. Un numero sempre maggiore di persone durante la pandemia ha fatto uso delle piattaforme online per studiare o per lavorare, con una conseguente crescita di dati sensibili diffusi in rete, ma ciò non è stato seguito da un aumento di sensibilizzazione in tema cybersecurity.

Le falle della digitalizzazione in Italia

L’esperienza del lockdown può diventare un trampolino per lo sviluppo di un’esperienza moderna come la digitalizzazione scolastica. Questa esperienza però non ha solo lati positivi, ci sono molte criticità da considerare. La prima di queste problematiche è legata alla rete internet, sia per la necessità di potersi appoggiare ad una rete sicura, veloce e sempre funzionante e sia perché non in tutte le regioni italiane la connessione internet si appoggia su sistemi di rete innovativi come la fibra ottica. Ad esempio, una buona percentuale di scuole al sud è ancora priva di una connessione internet. Inoltre, secondo l’agenzia Agicom è stato stimato che durante il periodo del lockdown il 12,7% degli studenti italiani non sia riuscito a seguire le lezioni a distanza sia per la mancanza di connettività, sia per la mancanza di device adeguati. Altro punto critico riguarda la preparazione del personale scolastico, che deve essere istruito in maniera adeguata ad una metodologia di apprendimento completamente nuova. Nei prossimi mesi, sarà importante verificare l’impatto di questa esperienza sugli alunni, per capire se davvero l’e-learning possa sostituire la didattica tradizionale o se invece debba limitarsi ad essere un elemento aggiuntivo, un approfondimento.

A cura di

Pasqualina Ciancio


FONTI:

CREDITS: