Phubbing

Ogni giorno nascono nuove parole in grado di sintetizzare in un unico termine dinamiche complesse che si vengono progressivamente a creare nella vita di tutti i giorni. Prendiamo in esame il phubbing.

Cos’è il phubbing

Il termine nasce dall’unione delle parole inglesi “phone” e “snobbing“. Descrive l’atto di ignorare o snobbare le interazioni sociali che ci si presentano per rifugiarsi nel proprio cellulare.

Capita spesso di parlare con un amico e non riuscire a catturare la sua attenzione perché è costantemente dedicata a scorrere fotografie Instagram o bacheche di Facebook. Viceversa, capita anche di non degnare di interesse noi stessi le conversazioni altrui a causa del compulsivo utilizzo dello smartphone. Una dipendenza che recentemente dilaga in modo sempre più preoccupante.

La dipendenza da smartphone

Guardare il cellulare in cerca di non precisate notizie o notifiche diventa un atto sempre più incondizionato e automatico. Alcuni studi statistici hanno dimostrato che in media guardiamo il cellulare 150 volte al giorno, anche solo per un rapido controllo. Il gesto stesso di estrarre il telefono dalla tasca è paragonabile alla tendenza nei fumatori a estrarre una nuova sigaretta dal pacchetto. Un’abitudine dannosa che però si trasforma in un passatempo, un rifugio in cui rinchiudersi, un automatismo a cui diamo spesso poca importanza. Sbagliando.

Le conseguenze del phubbing

Il phubbing è una dannosa abitudine che causa un progressivo isolamento sociale e relazionale, sia all’interno di gruppi di amici che di coppie.

Il soggetto tende a non intervenire nelle conversazioni, non cerca di relazionarsi con il partner o con gli altri interlocutori. Questi possono anche sentirsi snobbati o infastidirsi, e limitare di conseguenza la ricerca di relazione con il soggetto risucchiato nel proprio smartphone.
Inoltre, la tendenza a guardare il cellulare senza una reale motivazione logica ma continuamente e illogicamente crea il bisogno di nuove notizie o notifiche, non sempre disponibili. Questo provoca una malcelata apatia e inibisce progressivamente l’empatia sociale del soggetto.

Phubbing: le ragioni

Il phubbing può essere indice rivelatore di insoddisfazione rispetto alla propria relazione, può portare a incrementare o creare ansia o malessere e disattenzione. In particolare in una relazione sentimentale il continuo utilizzo del cellulare quando si è in presenza del partner può negativamente influenzare lo stesso rapporto, potenzialmente spegnendolo. Soprattutto se causa un forte senso di allontanamento emotivo e fisico.

Altri effetti del phubbing

Più generalmente lo smodato uso del cellulare, da soli o, come nel phubbing, con altre persone, è dannoso e perciò fortemente sconsigliato. Questo in quanto può causare straniamento del singolo dal mondo reale, creare e alimentare sentimenti e aspirazioni virtuali e non permette di interagire pienamente con altri individui.

Un’ulteriore possibile conseguenza di questa negligente pratica è il rischio di aumentare il senso di solitudine. Ricercando nello smartphone possibili svaghi o interazioni, si perde sempre più velocemente interesse per ciò che ci circonda. La conseguenza è uno scarso stimolo a conoscere nuove persone, vivere nuove esperienze e mettersi alla prova. In più anche nel momento in cui ci si trova in gruppo si perde la capacità di relazionarsi pienamente con altri interlocutori. Ci si chiude invece in un personale mutismo e disinteresse, che possono a loro volta causare più gravi problemi e disturbi.

Come fare per scongiurare il pericolo di una possibile dipendenza dal cellulare?

Per quanto possa essere esaustivo e accattivante un profilo social di qualche nostro amico o di un nostro conoscente, per quanto possa esser facile relazionarsi tramite il social network con questo contatto, il mondo virtuale non è in grado di mostrare tutta la complessità che contraddistingue necessariamente una persona, una situazione o un’emozione. Insomma, proprio ciò che rende difficili ma anche interessanti e appassionanti le relazioni sociali. Come scongiurare allora la dipendenza da cellulare?

  • Come con tutte le dipendenze, un primo passo necessario è riconoscere di usare eccessivamente lo smartphone, uno step spesso molto difficile da raggiungere.
  • Conseguentemente, occorre sviluppare una profonda educazione civica digitale, cioè una conoscenza adeguata dello strumento tecnologico che si utilizza, una piena consapevolezza dei suoi pregi, limiti ed effetti, e infine la comprensione sia dei contenuti virtuali e multimediali ai quali possiamo accedere sia delle relazioni che possiamo instaurare nel mondo virtuale.
  • Occorre ricordarsi che seppur ciò che è virtuale è reale, perciò un insulto su un social non è meno negativo di un insulto diretto e non mediato dalla tecnologia, comunque una solida relazione interpersonale si deve basare necessariamente sulla capacità di interagire dal vivo, senza scappare in ogni momento di possibile noia o esclusione dalla discussione all’interno del proprio mondo virtuale.
  • Più specificatamente per quanto riguarda il phubbing, è necessario sforzarsi di non tenere sempre a portata di mano il cellulare. Occorre convincersi che non è doveroso osservare lo schermo in attesa di messaggi e notifiche e scorrere le bacheche dei social network al limite dell’ossessione, convinti di essere, altrimenti, fuori dal mondo, mentre ciò che davvero stiamo perdendo è fuori dallo schermo.

Una sana disintossicazione digitale, anche saltuaria, può servire proprio a slegarsi da questo uso negativo dello smartphone, riequilibrando il rapporto tra utente e social network e tra conversazioni reali e virtuali.

A cura di

Alessandro Pogliani


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