Post-Verità

Facebook si prepara al silenzio elettorale

L’effetto che i social network possono avere sulle elezioni è ormai chiaro. Dopo casi come Cambridge Analytica e le ingerenze straniere nelle elezioni americane, conosciamo i rischi per le prossime chiamate alle urne. Come singoli possiamo fare molto poco, ma qualcuno che può intervenire c’è, e ha deciso di farsi avanti. Facebook infatti lavora al silenzio elettorale.

Facebook e l’imposizione del silenzio elettorale

In vista delle prossime elezioni presidenziali, Facebook sta valutando l’ipotesi di bloccare tutti gli annunci politici. Attivando questa funzione nei giorni precedenti alle elezioni, il social network spera di poter limitare i danni delle pubblicità online. I post delle campagne elettorali e dei loro sostenitori, infatti, sono diventati sempre più aggressivi e fondati sulla disinformazione.

L’intenzione di Facebook è inaspettata: da anni si auspicava un’azione dei social network per garantire il corretto svolgimento delle elezioni. Intervento che non è mai arrivato. In base a quanto riportato da «Bloomberg», la discussione questa volta è a buon punto, e pare che il progetto sarà messo in atto per le prossime elezioni. Tuttavia nulla è ancora deciso: alcuni particolari sono ancora in discussione e avremo certezze solo una volta che saranno rifiniti alcuni aspetti.

La sostenibilità economica di una scelta simile è stata confermata da Alex Stamos, ex dirigente di Facebook. In un tweet, commentando l’articolo di «Bloomberg», ha fatto notare che gli introiti generati dai contenuti politici compongono solo una piccola parte dell’impero di Menlo Park.

I rischi del ban ai contenuti politici

Come sempre, non è tutto oro quello che luccica: la scelta influirebbe sulle molte associazioni che da anni si battono per portare più persone possibili ai seggi. La partecipazione al voto è sempre stata bassa negli USA, legata anche a problemi dovuti al territorio. La sensibilizzazione sull’importanza del voto è una battaglia che da anni si combatte negli States (e non solo) e che potrebbe venir ostacolata dal silenzio elettorale avviato da Facebook.

Bisogna considerare che lo sforzo di queste campagne a favore del voto si concentra negli ultimi giorni di propaganda, tentando di far uscire di casa chi altrimenti farebbe a meno di recarsi ai seggi. Facebook finirebbe quindi per ostacolare direttamente il presupposto cruciale di una democrazia.

Il blocco potrebbe inoltre limitare la possibilità dei candidati di rispondere alle accuse (e abbiamo visto che la portata delle aggressioni è in costante aumento). Allo stesso modo potrebbe ostacolare la diffusione di informazioni importanti per gli elettori.

Una scelta del genere finirebbe poi per favorire i candidati con maggiori disponibilità economiche, che avrebbero altri canali (più costosi) per mantenere attiva la propria campagna elettorale. Se poi il candidato avesse anche l’attenzione costante dei media, le capacità di influire sul voto sarebbe enormemente sproporzionata. Entrambe queste caratteristiche, è noto, sono riconducibili all’attuale presidente.

Il silenzio elettorale in Italia

Il problema del silenzio elettorale online è stato discusso anche in Italia negli ultimi anni. La normativa vigente è stata infatti fissata ancora prima dell’avvento di internet. Per questo motivo solo l’AGCOM è potuta intervenire, ma solo tramite note prive di valenza giuridica. La situazione è diventata surreale ai tempi delle elezioni regionali in Abruzzo, Basilicata e Sardegna, nei primi mesi del 2019.

In quelle tre occasioni, il silenzio elettorale sui social network pare non esser stato nemmeno preso in considerazione. Tralasciando gli schieramenti politici, il vero problema è stato il ruolo ricoperto da Matteo Salvini. Oltre ad essere vicepresidente del Consiglio dei ministri, il leader leghista era a capo del Ministero degli Interni. Lo stesso dicastero incaricato dell’organizzazione e della sorveglianza sulle attività elettorali.

Si è arrivati quindi al punto in cui chi avrebbe dovuto evitare violazioni del silenzio elettorale (o quantomeno sostenere la circolare dell’AGCOM) è stato il primo a far propaganda.

L’obsoleto silenzio elettorale italiano

Il problema è radicale: in un mondo in cui il pensiero di miliardi di persone si sviluppa e muta in rete, il silenzio elettorale deve valere anche sui social network. Che utilità ha una legge che vieta comizi in piazza ma tollera le dirette online di un politico? Ha senso vietare l’affissione di un manifesto, visibile da qualche migliaio di persone, e consentire post che entrano nelle case di milioni di italiani?

La carenza legislativa in questo caso non può esser colmata dal solo Facebook, ma è tempo che l’organo legislativo italiano decida di aggiornare al XXI secolo il testo. Sempre che non si voglia abolire il silenzio elettorale, in un “liberi tutti” poco utile.

 

A cura di

Federico Villa


FONTI:

CREDITS: