Cyberbullismo: chi sono i Bystanders?

Quando si parla di cyberbullismo è importante approfondire anche il significato del termine Bystander. Un’azione vessatoria nei confronti di qualcuno è riprovevole sia per chi la commette ma anche per quegli spettatori passivi che sono ne testimoni e ciononostante rimangono in silenzio, i cosiddetti bystanders.

Bystanders: un profilo

Come accennato il Bystander è colui che a conoscenza di un episodio di cyberbullismo ma preferisce la via del silenzio alla denuncia del crimine.

Ma perchè costui preferisce non intervenire? Per trovare una risposta può essere utile conoscere i vari tipi di Bystanders. Si possono raccogliere i cinque categorie:

  • l’interessato: è un soggetto che è a conoscenza dell’episodio di bullismo in quanto amico o persona vicina alla vittima di bullismo ma per paura di un eventuale contagio e quindi di divenire a sua volta vittima di bullismo preferisce prendere le distanze dalla vittima e non si schiera mai con essa.
  • Lo spettatore disinteressato: in questo caso si tratta di un soggetto estraneo alla vittima che contribuisce ad amplificare e diffondere condividendo ad esempio sui social le immagini della violenza. Questo atteggiamento viene attuato per evitare di andare controcorrente, assoggettandosi alla massa per timore che eventuali comportamenti vessatori possano essere ripetuti nei suoi confronti.
  • L’informatore: questo individuo non mette in campo in prima persona comportamenti violenti ma contribuisce a realizzarne fornendo informazioni utili ad attuare azioni aggressive da parte dei bulli. Tale comportamento viene praticato per essere accettati dai bulli ed evitare che eventuali azioni violente vengano rivolte nei loro confronti.
  • L’omertoso: esso è a conoscenza di un episodio o diversi episodi di bullismo messi in atto nei confronti di persone non conosciute e onde evitare ripercussioni su di sé evita di denunciare tali episodi.
  • Il sopravvissuto: indica un individuo che in passato è stato vittima di bullismo e che per timore di rivivere l’esperienza traumatica decide di defilarsi e non aiutare la vittima.
  • Il minimizzatore: è colui che sottovaluta il fenomeno screditando la vittima e additandola come permalosa; questo atteggiamento può essere dettato da una immaturità del soggetto che valuta la situazione.

Il Bystanders  come cassa di risonanza mediatica

Questi spettatori passivi con il loro atteggiamento contribuiscono a rafforzare i comportamenti vessatori dei bulli o dei cyberbulli non solo non denunciando l’avvenuta violenza, ma filmandola o condividendo video e immagini sulle piattaforme social amplificando il fenomeno.

Come tutelare la vittima e ridurre il potere dei Bystanders

Come già detto, questi comportamenti sopra analizzati, per quanto passivi, amplificano la violenza e per tanto vanno combattuti tanto quanto lo stesso bullismo, sia nella vita reale che sui social.

Un modo efficace nel ridurre questi comportamenti passivi risiede nell’educazione.

Educare al coraggio e all’indignazione di fronte ad un comportamento vessatorio ingiusto. Bisogna poi educare al saper ben pesare il concetto di giustizia così come quello di ingiustizia, tanto da suscitare in quest’ultimo caso un senso di rifiuto e di ribellione nei confronti di chi la perpetra. In questo senso diventa chiave non solo il ruolo delle famiglie ma anche e soprattutto degli insegnanti: è proprio a scuola che si registra il maggior numero di episodi di bullismo.

Inoltre è fondamentale far capire che il bullismo può colpire chiunque, quindi anche i bystanders, e che la loro più o meno volontaria complicità nell’atto aggressivo non gli impedirà in futuro di diventare a loro volta vittime di comportamenti del genere. Per questo è importante cercare di estirpare il fenomeno in maniera radicale, riducendone anche la forza che gli deriva proprio grazie all’omertà dei bystanders.

A cura di

Pasqualina Ciancio


FONTI:

CREDITS: