Odio digitale

Cyberbullismo: un approccio di educazione civica digitale per contrastarlo

Il cyberbullismo o bullismo on-line è un fenomeno ormai dilagante, connesso anche alla difficoltà di intercettarne gli autori. Nascosti nell’anonimato di Internet, diffondono le loro azioni attraverso gli smartphone e gli altri device elettronici. Le tecnologie della comunicazione e dell’informazione possono infatti essere soggette a un cattivo utilizzo, per esempio per sostenere comportamenti ostili intenzionali e ripetuti da parte di un singolo o di un gruppo con lo scopo di danneggiare gli altri.

Comprendere il cyberbullismo: il bullismo

Comprendere il cyberbullismo presuppone di considerare le cause del bullismo tradizionale sui minori. Il bullismo è innanzitutto un comportamento di prevaricazione e aggressione fisica e verbale prima ancora che digitale. Le stesse dinamiche di gruppo, spesso di matrice pregiudiziale e di tipo discriminatorio, sono infatti anche alla base del cyberbullismo.

La prevaricazione on-line si diffonde attraverso il filtro dei device elettronici. Così i bulli possono infiltrarsi più intimamente nella vita delle loro vittime, che vengono perseguitate con messaggi, immagini, e video offensivi inviati o pubblicati su siti e social.

Cyberbullismo: le caratteristiche

La caratteristica principale di questa particolare forma di bullismo consiste nella possibilità da parte dell’aggressore di agire nell’anonimato. Provoca in questo modo un danno a un individuo incapace di difendersi. Danno dunque basato su uno squilibrio di potere tra la vittima e l’aggressore, che si serve delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, offendere e mettere a disagio o isolare altre persone.

La vigliaccheria dei bulli, che è spesso dissimulata nella realtà dalla forza del gruppo nei confronti della vittima, prende forza nei singoli cyberbulli che possono nascondere la loro identità e pubblicare anonimamente quello che non avrebbero il coraggio di fare o dire in una situazione di confronto reale e individuale.

Postare su Facebook, Instagram o YouTube delle foto o dei video senza il consenso dell’interessato e tramite profili o siti web fasulli significa invadere la privacy di una persona. Oltre a sottoporla a molestie, minacce e vessazioni che assumono varie forme deviate di comportamento.

Tipologie di cyberbullismo

Alcune subdole modalità di persecuzione vengono definite e classificate nelle categorie del cyberbullismo:

  • cyberstalking – azioni ossessive di molestia
  • doxing diffusione pubblica di foto o dati personali
  • harassment e flaminginvio ossessivo e violento di messaggi insultanti e minatori
  • put-downs – la denigrazione
  • sexting – distribuzione di immagini, video o testi a contenuto sessuale
  • happy slapping – aggredire fisicamente una persona filmando la scena per poi pubblicarla on-line

Queste forme di cyberbullismo, che si manifestano con messaggi, chat, tweet e interventi nei forum sui vari social network, si servono delle modalità del pettegolezzo, delle minacce, della falsità instillata in rete. Possono inoltre avvalersi di identità rubate e profili ingannevoli che prendono di mira, insultando e deridendo, le vittime.

I pericoli legati al bullismo online

Purtroppo la diffusione di tali comportamenti e delle modalità di espressione del cyberbullismo tramite Internet è di fatto incontrollabile. Questo non solo per la possibile anonimità, ma anche per l’assenza di limiti temporali e spaziali: le vittime possono essere raggiunte ovunque e in qualsiasi momento. Inoltre, il cyberbullo non è quasi mai consapevole delle reazioni e delle conseguenze che scatena la sua azione. Questo deresponsabilizza anche il gruppo, che di tali atti può diventare il replicante, decontestualizzato dalla reale gravità degli impatti sulle vittime.

Cosa fare per contrastare il cyberbullismo?

Conoscere la diffusione e la gravità di questo fenomeno è la priorità. E’ evidente la necessità sociale di una presa di coscienza da parte di tutta la comunità, non solo di genitori e insegnanti.

Avere consapevolezza dei rischi a cui ragazzi e adolescenti sono costantemente sottoposti non significa soltanto indignarsi o deplorare i casi tragici di suicidio per cyberbullismo. I gesti estremi ed eclatanti di Amanda Todd nel 2012, Brandy Vela nel 2018 o in Italia di Carolina Picchio nel 2013 e Andrea Natali nel 2015, devono spingere a una riflessione molto profonda sulle cause e sulle azioni di contrasto di questo aberrante fenomeno.

Queste vittime che hanno consumato il loro dramma nel silenzio, fino al gesto disperato di togliersi la vita per sfuggire a una sofferenza psicologica diventata insopportabile, richiedono una mobilitazione non solo nei sentimenti di condanna, ma soprattutto nell’attivazione di comportamenti e azioni di monitoraggio e prevenzione.

Il ruolo dell’educazione civica digitale

  • Monitoraggio e prevenzione a partire da una più generale educazione civica digitale nel proporre azioni contro il bullismo e il cyberbullismo.
  • Occorre associare anche programmi di educazione ai media.
  • La prevenzione dovrebbe attivarsi a vari livelli di scuola, famiglia, società nei confronti del singolo individuo o del gruppo. Occorrono programmi sistematici di lunga durata che accompagnino tutto il percorso educativo scolastico con il supporto parentale e che non si limitino a interventi sporadici di sola informazione.
  • Le competenze psicologiche, pedagogiche ma anche quelle informatiche e tecnologiche dovrebbero essere continuamente messe in gioco per creare le condizioni di un cambiamento di approccio nei confronti del bullismo e cyberbullismo nell’ambito integrato di una formazione di cittadini digitali-virtuali responsabili.
  • Bisogna comprendere come il reale e il virtuale facciano ormai parte della quotidianità delle nuove generazioni. La loro costante presenza sul web e su Internet è la base da cui partire per ogni azione educativa di valore.
  • E’ necessario approfondire le dinamiche e le motivazioni che spingono i giovani al bullismo e al cyberbullismo. Questo potrebbe infatti aprire spazi di intervento nella gestione complessa per la prevenzione di tali fenomeni.

Le norme in materia

Anche la normativa e la legislazione hanno il compito di indicare i programmi di prevenzione e contenimento del fenomeno. Un punto di partenza può essere rappresentato dalla recente legge n.71 del 2017: “disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

La legge introduce per la prima volta nell’ordinamento giuridico un concetto e una definizione di reato del bullismo e cyberbullismo, come indicato nell’art. 1:

«qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzato per via telematica, non ché la diffusione di contenuti on line […] il cui scopo sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».

Le sanzioni a carico dei cyberbulli minorenni, in mancanza di una specifica denuncia di terzi, si limita comunque a una procedura di ammonimento da parte del questore per le loro azioni telematiche, di stalking o ingiurie.

La scuola

Si tratta di un primo tentativo per dare una risposta al fenomeno del cyberbullismo che comunque ha la necessità di rientrare in un preciso programma di educazione civica digitale nella scuola. La legge, infatti prevede anche l’istituzione della figura del tutor, il referente istituito da ogni scuola per coordinare le iniziative di prevenzione e di contrasto al cyberbullismo. Il tutor può avvalersi anche della collaborazione delle forze di polizia.

Conclusioni: per la lotta al cyberbullismo

Le nuove generazioni di nativi digitali che possono sperimentare il fenomeno di massa del cyberbullismo sono protagoniste sul fronte di questo nuovo tipo di violenza. Rompere il cerchio perverso tra vittime e aggressori richiede interventi mirati e più generali di informazione e comunicazione. Si tratta spesso di percorsi e processi lunghi e delicati, sia educativi che terapeutici. Percorsi che permettono di affrontare non solo gli effetti del fenomeno del cyberbullismo ma anche le cause profonde e individuali che si nascondono negli atti di chi li genera e di chi li subisce.

A cura di

Costante Mariani


FONTI:

  • Luca Bernardo, Francesca Maisano, L’età dei bulli, Sperling &Kupfer Mondadori, Milano, 2018.
  • Elisa Donghi, Vera Pagani, Francesca Appiani, Simona Caravita, Bullismo online, Maggioli editore, Santarcangelo di Romagna, 2018.

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