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Notizie false e social network: guida per riconoscerle

Come abbiamo più volte affermato, le notizie false, o fake news,  sono una vera e propria piaga che infesta la Rete; manipolano il parere dei comuni cittadini e diffondono pericolose informazioni false su questioni importanti. Come Accademia Civica Digitale, ci battiamo tutti per dare ai nostri lettori gli strumenti giusti per riconoscerle, segnalarle e portare battaglia a chi vorrebbe diffonderle ulteriormente. Abbiamo quindi creato una guida completa su come agire quando si è in dubbio.

Elemento fondamentale: le fonti

Il primo campanello d’allarme dell’utente deve arrivare dalle fonti di un articolo, una notizia o una foto. Potremmo utilizzare il principio delle tre “W” inglese per costruire una scaletta e porci delle domande fondamentali.

  • Who”: Chi ha scritto quelle parole?
  • What”: Cosa dice quell’articolo/foto/notizia?
  • Where”: Da dove arrivano queste informazioni?

Questi tre quesiti sono alla base della nostra analisi e puntano a trovare eventuali elementi sospetti nel testo preso in considerazione. Come citato, bisogna inizialmente chiedersi chi abbia scritto quelle parole; le notizie false, in genere, non riportano il nome dell’autore in fondo, rendendo più difficile trovare la sorgente. In contemporanea, usa termini generici come “Si dice che”, “Uno studio rivela che”, “Lo dice la scienza”, rendendo praticamente impossibile verificarne la veridicità. Una notizia dovrebbe invece riportare dati scritti con link di rimando che possano confermare quanto riportato.

Il corpo del testo è altrettanto importante: una fake news può essere tanto assurda quanto probabile; sta generalmente all’utente effettuare un double-check per rendersi conto se ciò che viene scritto è realtà o finzione. Se un articolo parla di una cura rivoluzionaria che nessuno ha ancora scoperto, è molto probabile che non sia vero. Un semplice controllo si può effettuare facendo una ricerca su Google; il più delle volte è possibile trovare dei contro-articoli che segnalano la bufala in questione, se già nota.

Infine, è importante verificare da dove arrivino queste informazioni; Sono state pubblicate su un gazzettino? Sono comparse su un social network? Qual è il dominio del sito che le diffonde?

Se una o più delle tre “W” sopra citate non ha risposta, è molto probabile che ci si trovi di fronte alla classica bufala.

La legislazione italiana

 In Italia non è presente una legislazione chiara sul controllo delle fake news; la persecuzione di coloro i quali ne hanno fatto una professione non è dunque contemplata, salvo casi in cui le bufale comportino danno fisico alle vittime (come nel caso Blue Whale). In ogni caso, i troll cercano di rendere più simili alla realtà le loro notizie scrivendo articoli sensazionalistici su domini quasi sconosciuti. È diventato un caso il sito VoxNews, noto da diversi anni per la diffusione di false notizie contro musulmani e immigrati, ma ancora fortemente attivo e forte di una community numerosa.

Lotta alle notizie false: le segnalazioni

Ogni utente estraneo all’universo delle bugie in Rete dovrebbe adoperarsi per renderla un luogo più vivibile e libero dalle notizie false. Fortunatamente, dopo i casi eclatanti del 2016, diversi social network hanno adoperato una politica per contrastare la diffusione delle bufale, integrando sistemi di segnalazione di articoli e foto che potrebbero compromettere il sistema di giudizio delle persone.

Facebook è stata la prima piattaforma a introdurla, permettendo alle persone di segnalare come “notizia potenzialmente dannosa” un post o un’immagine. Dopo diversi mesi, il sistema automatico di segnalazione ha ricevuto una quantità tale di flags da rendere impossibile un’analisi efficace. L’abuso di questo sistema ha anche portato alla rimozione di contenuti ironici come memes e fotomontaggi, andando a ledere utenti onesti. Un ulteriore scivolone è stata la scelta di Facebook di non limitare le pagine pro-Trump create appositamente per le elezioni del 2020, e spesso veicoli di contenuti falsi o diffamatori.

Twitter, al momento, non ha un sistema di segnalazione mirato a colpire le notizie false, ma piuttosto i singoli Tweet, che possono essere flaggati come “contenuti offensivi o dannosi”. I risultati delle analisi arrivano dopo qualche giorno, con un risultato abbastanza criptico che segnala semplicemente una violazione di Termini e Condizioni del sito. Non è chiaro se questi Tweet vengano rimossi o nascosti, ma molti profili utenti vedono una limitazione temporanea come punizione (Shadowban e chiusura account).

La Polizia Postale Italiana è anch’essa un ottimo strumento per segnalare notizie dannose o false, in particolare  se riguardano truffe e propaganda terroristica. È possibile inviare segnalazioni semi-anonime (è comunque richiesto un contatto e-mail o telefonico) che vengono smistate e analizzate da degli esperti, i quali decidono se entrare in azione per indagare e rimuovere i contenuti o se attendere ulteriori messaggi inerenti.

La lotta alle bufale nasce dall’impegno di ogni singolo utente. Avere degli strumenti di analisi per smascherare potenziali notizie false è il primo passo per aiutare a rendere la Rete un posto più sicuro per tutti.

 

A cura di

Francesco Antoniozzi


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