Odio digitale

Revenge porn: approvato in Italia il decreto legge

17 luglio 2019: il disegno di legge sul revenge porn viene approvato in via definitiva. Un dibattito lungo, che aveva già visto l’approvazione unanime alla Camera nel mese di aprile. Il dubbio nel considerare il revenge porn un reato nasceva dalla difficoltà nel riconoscere il web come un mezzo di comunicazione ormai diffuso capillarmente, soprattutto tra i giovani. Tuttavia, una legge che regolasse i meccanismi illeciti nel web si percepiva come necessaria già da tempo. Sono infatti innumerevoli i casi che hanno sconvolto l’opinione pubblica negli ultimi anni. Tra i più virali quello di Tiziana Cantone, la donna morta suicida per l’umiliazione subita a seguito della resa virale di un video hot con il fidanzato. A essere vittime di revenge porn sono soprattutto donne di età variabile. Dai vip ai minorenni, il fenomeno si sta diffondendo a macchia d’olio nella nuova società digitale.

Cosa si intende con revenge porn?

Il revenge porn consiste in un “abuso sessuale tramite immagini”. In sostanza rappresenta la pratica di diffusione di contenuti sessualmente espliciti senza il consenso del soggetto interessato. Per questo viene anche definito “pornografia non consensuale” o “pornovendetta”. Al contrario dell’intercettazione, il reato del revenge porn non riguarda la consapevolezza della produzione del contenuto da parte della vittima, ma la sua diffusione all’insaputa di quest’ultima. Molto spesso infatti sono le vittime stesse a produrre volontariamente il video o l’immagine. Il reato riguarda dunque uno stadio successivo alla produzione dell’oggetto in questione. Nella maggior parte dei casi le vittime scoprono solo in un secondo momento la diffusione di una foto o di un video. E proprio in questo consiste il reato.

La conseguenze del revenge porn

Lo stimolo per l’approvazione del decreto legge sul revenge porn è giunto successivamente all’analisi delle conseguenze del reato. La profonda umiliazione subita dalla vittima, infatti, conduce spesso a esiti catastrofici. Analizzando i casi specifici, si può notare come non sempre sia adeguato parlare di revenge porn. Tra questi, anche il caso già citato di Tiziana Cantone. La donna, infatti, diffuse probabilmente in modo volontario il video insieme al compagno, non aspettandosi una così eccessiva divulgazione in rete. Non sopportando il peso dell’umiliazione, decise di compiere il gesto estremo del suicidio. In casi differenti invece, la diffusione avviene da parte della stessa vittima a causa di un errore o di una distrazione. Dunque, un decreto legislativo è stato necessario per prestare maggiore attenzione verso i più svariati casi di violenza digitale, un genere di violenza di cui purtroppo si parla ancora troppo poco.

Revenge porn: la legge e la pena

Si riporta di seguito il testo parziale del decreto legge:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 5.000 a euro 15.000.
La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.

Si tratta dunque di due tipologie distinte di reato. Nel primo caso è da sottolineare la dicitura “destinati a rimanere privati”. Come già anticipato in precedenza, è ragione necessaria per commettere il reato la presenza di un oggetto a contenuto sessualmente esplicito, diffuso pubblicamente senza il consenso della vittima. Nel secondo caso invece entra in gioco il concetto di intenzionalità. Viene considerato un reato la divulgazione di un contenuto con finalità lesiva nei confronti della vittima. Il decreto legge prosegue illustrando le aggravanti del reato. La pena aumenta infatti se le vittime sono persone legate da una relazione affettiva o in una condizione di inferiorità fisica o psichica.

Difendersi dal revenge porn

Per prima cosa, in caso di divulgazione di un’immagine o di un video privato in rete, è bene segnalare il contenuto al social network sul quale è pubblicato e contattare immediatamente la Polizia postale. Attraverso una denuncia il reo diventa infatti perseguibile penalmente. Dai casi registrati si può affermare che la maggior parte delle vittime di revenge porn ha subito violenza a causa della superficialità nell’utilizzo della rete e dei social network. Per questo numerose sono le campagne scolastiche per un utilizzo corretto delle piattaforme digitali. L’approvazione del decreto legge costituisce dunque un enorme passo avanti verso il raggiungimento della giustizia sociale, in quanto riconosce il web come uno dei mezzi di comunicazione di massa più efficienti. Tuttavia questo non è sufficiente per prevenire i casi di revenge porn. Per questo si richiama alla massima scaltrezza e prudenza nell’utilizzo dei social network e, più in generale, della rete.

 

A cura di

Chiara Bozzi


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