Educazione Civica Digitale

Riconoscimento facciale: pro e contro

L’evoluzione tecnologia ha reso possibile cose praticamente inimmaginabili fino a qualche decennio fa, come creare delle realtà completamente virtuali, abbattere le distanze nell’ambito della comunicazione e creare telecamere a riconoscimento facciale.

Questi dispositivi  fanno parte delle nuove possibilità offerte dal moderno sviluppo tecnologico. In questo ultimo periodo si è però acceso un forte dibattito sul suo utilizzo. Cerchiamo dunque di capire meglio che cos’è il riconoscimento facciale, come funziona e quali sono i pericoli che si celano dietro questa pratica.

Come funzionano le telecamere a riconoscimento facciale

Il riconoscimento facciale consiste in una tecnica biometrica in grado di identificare un individuo grazie ai sui contorni facciali, attraverso l’utilizzo di telecamere.  Esistono differenti tipologie di riconoscimento facciale, ma la maggior parte di esse si basano sulla misurazione dei cosiddetti “punti nodali” di un volto umano. Essi sono 80 e comprendono, per esempio, la lunghezza e la larghezza del naso, la forma degli zigomi e la profondità delle cavità oculari. Come spiega Marco Lorusso:

“Il sistema funziona acquisendo dati per punti nodali su un’immagine digitale del volto di un individuo e memorizzando i dati risultanti […]. Il “faceprint” viene quindi utilizzato come base per il confronto con i dati acquisiti dai volti in un’immagine o un video. Anche se il sistema di riconoscimento facciale utilizza solo 80 punti nodali, può identificare rapidamente e accuratamente gli individui target quando le condizioni sono favorevoli”.

Vantaggi e svantaggi

Come ogni tecnologia, il riconoscimento facciale possiede dei pro e dei contro. Questo tipo di rilevazione biometrica presenta almeno due vantaggi:

  • Le immagini dei volti possono essere catturate anche a distanza;
  • La tecnologia necessaria è poco costosa.

Ma il riconoscimento facciale presenta anche due grandi svantaggi, ovvero:

  • Presenza di condizioni di luce favorevoli: in luoghi poco illuminati essa potrebbe risultare inaffidabile;
  • L’influenza dell’espressione facciale: un volto potrebbe non essere riconosciuto a causa di una particolare espressione assunta.

Applicazioni del riconoscimento facciale

La rilevazione biometrica del volto umano può essere usata in diversi ambiti e per svariati scopi. Qui di seguito sono elencati alcuni esempi del suo utilizzo, in base al grado di difficoltà dell’analisi dei punti nodali:

  • Riconoscimento facciale di base: con questa definizione si indicano principalmente i filtri utilizzati da applicazioni come Instagram e Snapchat. Questi software sfruttano la fotocamera presente sui dispositivi mobili per analizzare il viso di un individuo e comprendere così la direzione dello sguardo o l’espressione assunta dalla bocca.  In questo caso non si può parlare di un vero e proprio sistema di riconoscimento facciale, ma più semplicemente di un programma in grado di “cercare” volti.
  • Sblocco di dispositivi mobili: questo processo si basa sullo scatto di una foto e la misurazione dei punti nodali del viso in essa raffigurato. Ogni volta che il dispositivo verrà sbloccato tramite il riconoscimento facciale, il software utilizza la fotocamera per confrontare il volto davanti al device con quello immortalato nella foto e confermare l’identità del soggetto.
  • Identificazione di uno sconosciuto tramite riconoscimento facciale: questa pratica si utilizza soprattutto per motivi di sicurezza ed è realizzabile grazie a telecamere e algoritmi particolari in grado di riconoscere un volto attingendo a vari database.

È proprio quest’ultima applicazione ad avere scatenato un accesso dibattito sulla legittimità del suo utilizzo, che potrebbe ledere la privacy e la libertà delle persone.

Riconoscimento facciale e videosorveglianza

Sempre più Stati stanno facendo ricorso alle telecamere a riconoscimento facciale con l’obbiettivo di contrastare la criminalità e garantire una maggiore sicurezza ai propri cittadini.

In Australia, per esempio, le autorità governative hanno iniziato a caricare le foto utilizzate sulle patenti di guida in un grande database, così da poter essere sfruttate per il riconoscimento facciale. L’obiettivo del governo australiano è quello di contrastare il furto d’identità ma i sostenitori della privacy affermano che si tratti di una pratica altamente invasiva della propria sfera personale, inoltre esiste la possibilità che questo database possa essere sfruttato nell’ambito della videosorveglianza.

A Hong Kong esso viene già usato in combinazione con le procedure di videosorveglianza e questo ha portato a diverse proteste da parte della popolazione. L’utilizzo di telecamere per il riconoscimento facciale è sempre più diffuso anche negli Stati Uniti e in Europa. Persino l’Italia ha iniziato a dotarsi di questi dispositivi, come dimostra l’inchiesta condotta da «Wired» a Como.

Il problema di questa pratica sta nel fatto che la tecnologia per la misurazione biometrica del volto non è ancora completamente affidabile, poiché dipende ancora da fattori arbitrari come l’illuminazione. Esiste dunque il rischio concreto che una persona possa essere incriminata per un reato che in realtà non ha commesso. Ma anche superando questa criticità del sistema, rimane l’inquietante possibilità di trovarsi a far parte di un “Grande Fratello” di matrice orwelliana.

 

A cura di

Valeria Vinzia


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