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La sessualizzazione dei Social Network

Sessualizzazione: imposizione della sessualità a una persona, tanto che questa acquisisce valore in base alla sua attrattività.

Questo termine fa riferimento soprattutto alle giovani donne, e per questo si parla di immagine femminile sessualizzata o ipersessualizzata. Gli sguardi sono spesso adolescenziali, già incanalati in volti e corpi da donna ed esibiti tra le pagine dei Social Network: tra questi spicca Instagram, che gioca sull’immagine come veicolo comunicativo. Ma quali sono le conseguenze della sessualizzazione dei nuovi media?

Sessualizzazione e auto-oggettivazione

La prima conseguenza è ciò che nel 1997 gli psicologi Fredrickson & Roberts hanno definito come auto-oggettivazione. Si tratta di un processo per cui ragazze e donne assumono il punto di vista di un possibile osservatore riguardo il proprio fisico, considerandolo come un oggetto valutabile. Il corpo viene così esibito alla mercé visiva del pubblico, diventando unicamente una questione di immagine. Ciò comporta ansia da prestazione, paura del giudizio, sottovalutazione di sé e, soprattutto, anticipazione della sessualità, necessaria ormai per impreziosire implicitamente l’immagine che si dà in pasto ai followers.

La sessualizzazione digitale

La seconda conseguenza dell’auto-sessualizzazione dell’immagine riguarda l’autostima corporea e l’autocompiacimento legato al proprio aspetto. Infatti, le donne che tendono a sessualizzarsi nella vita quotidiana – attraverso l’abbigliamento e la cura corporea – lo fanno anche sui Social Network. La sessualizzazione digitale diminuisce poi con l’età, ma questo non significa che venga meno la cura corporea, anzi, è incentivata.

Sessualizzazione dei Social Network

Una maggiore consapevolezza del proprio fisico implica una minore coscienza della propria sessualità e, conseguentemente, una sempre più forte insicurezza che si palesa in età adulta: sono proprio gli adulti a preoccuparsi maggiormente per la sessualizzazione dei Social Network. Ci sono infatti le immagini delle loro figlie tra le stories e i post sul web, dove ogni posa sembra sempre più studiata per conquistare likes. Gli sguardi ammiccanti e le pose da diva non lasciano spazio alle imperfezioni, soffocate dagli appositi filtri e dalle app che permettono snellimenti e ritocchi.

È così che si mostrano le celebrities sui loro profili, ed è così che vogliono apparire le ragazzine. La loro immagine è sempre più accessibile a un grande pubblico, con la possibilità però di inibire o impedire le visualizzazioni attraverso la privatizzazione del profilo. Con l’avanzare dell’età c’è una maggiore consapevolezza di come mostrarsi all’altro, ma nel caso delle giovani adolescenti servirebbe una prevenzione della sessualizzazione. Non soffocamento e avvelenamento delle ambizioni estetiche da parte degli adulti, ma accompagnamento in una fase delicata della crescita.

Due prospettive della sessualizzazione

A cosa è dovuta la compulsiva diffusione di selfie sexy sui Social? La prospettiva che indicherebbe la rivalsa della donna su un sistema sociale maschilista sembrerebbe essere messa momentaneamente da parte per lasciare spazio a una recente teoria. I protagonisti sono dei ricercatori australiani, che hanno pubblicato il proprio studio su «PNAS» (Proceedings of the National Academy of Sciences), profilando una situazione mondiale che vede l’incentivazione della sessualizzazione nei Paesi più sviluppati a causa dell’ampio divario di reddito tra i generi.

La corsa ai likes attraverso l’oggettivazione del corpo sarebbe quindi un modo in cui la donna afferma se stessa nella scala evolutiva sociale. Tuttavia, deve esserci consapevolezza nella gestione dell’immagine del proprio corpo. Una forma di coscienza che forse le adolescenti in erba non hanno ancora sviluppato e che cercano disperatamente nell’emulazione delle influencer.

Si tratta di uno studio discutibile, che lascia alcune domande aperte. In un Paese come l’Italia in cui c’è una forte disuguaglianza di genere a livello lavorativo, tutte le donne dovrebbero rispondere al problema a suon di selfie? La ricercatrice italiana Giovanna Vingelli contesta questo sistema, dicendo che la sessualizzazione femminile è una conseguenza di un eterno sistema patriarcale che perdura nel tempo.

La sessualizzazione nell’arte

La sessualizzazione dei Social Network viene affrontata nella sua componente più problematica anche dall’arte, soprattutto dall’illustratore satirico Luis Quiles nella sua raccolta Revolutionary Road (2015). Quiles ha dipinto giovani donne che hanno messo in vendita la propria immagine e il proprio corpo. Anime inconsapevoli, o consapevoli, che si crogiolano nella sessualità manifesta al servizio dei Social Network, come dimostra l’opera I-Phonekakke (in copertina).

Le immagini di Quiles ci interessano perché raccontano una realtà che ci appartiene e che non può prescindere dalla comunicazione digitale. Questa visione avvolge le menti più giovani e plasmabili, che non hanno ancora una chiara consapevolezza di come appaia il loro corpo. La loro è un’educazione digitale che si ramifica in un etere ancora indistinto, sconosciuto e ingordo di immagini che si piegano troppo facilmente alla sessualizzazione.

A cura di

Francesca Brioschi


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