Cosa significa essere “Cittadini ai tempi di Internet”

Per essere cittadini digitali sicuramente è una condizione inevitabile che si sappia utilizzare almeno in maniera preliminare le varie tecnologie. C’è un aspetto di conoscenza di utilizzo degli strumenti, degli smartphone e delle applicazioni ma essere cittadini digitali significa soprattutto essere persone consapevoli, mature che sanno ragionare e valutare in maniera critica ciò che hanno di fronte. Questo, proprio perché il digitale è uno strumento potente e ci presenta moltissime informazioni, dati e sfide, la vera cittadinanza risiede nella maturità di chi sa discernere e usare in maniera razionale queste tecnologie e le opportunità che esse offrono. Quindi c’è un aspetto di necessità, dobbiamo saperle usare, ma soprattutto per essere cittadini digitali occorre essere persone mature, di cultura, con grande consapevolezza perché dobbiamo usare bene uno strumento così potente.

Alfonso Fuggetta

Come affrontare l’era digitale?

Professor Alfonso Fuggetta, partendo da questa sua dichiarazione che riassume lo spirito del suo libro, Cittadini ai tempi di Internet, che motivazione l’ha spinta a scrivere un saggio sull’era digitale e soprattutto su come affrontarla?

Da un lato sono docente di informatica al Politecnico di Milano e quindi deriva un po’ dalla mia esperienza di insegnamento; dall’altra sono anche papà e, anche se i miei figli sono ormai trentenni, mi sono posto dei problemi come genitore. Poi, lavorando come amministratore delegato del Cefriel – una società consortile costituita dal Politecnico di Milano, imprese private e dalla Regione Lombardia e che si occupa di innovazione, applicazioni e nuove tecnologie – mi sono sempre occupato del digitale all’interno del mondo pubblico e delle sue politiche di educazione e innovazione.

Ovviamente mi sono reso conto di come il tema del digitale nella società di oggi porti con sé la complessità di cosa significhi essere cittadini consapevoli. Infatti non è sufficiente offrire servizi per accedere con semplicità alla pubblica amministrazione tramite il web. Occorre avere una società matura dove i cittadini sono capaci di dominare, gestire e interagire con tutti questi nuovi mezzi in modo consapevole.
Il prodotto di tutte queste riflessioni si è concretizzato nell’iniziativa in collaborazione con una collana editoriale che si chiama Orientamenti e con la quale ho iniziato costruire questa idea di scrivere di come si affronta oggi la sfida del digitale nella società.

Le tecnologie digitali sono un mondo di tecnologia e cultura che va conosciuto a diversi livelli per cui anche ai gradi preliminari non si tratta semplicemente di addestrarsi all’uso dell’applicazione. Occorre affrontare questa complessità e agire su vari fronti come quello educativo, scolastico e familiare, dei modelli didattici ma soprattutto dei contenuti. Questa tecnologia è così pervasiva e rivoluzionaria che cambia le regole del gioco, non si tratta solo di addestrarsi o fare qualche ora di coding in più nelle scuole, è qualcosa di molto complicato da affrontare.

I lati oscuri del mondo digitale

Questo cambiamento digitale porta con sé aspetti molto positivi ma ha generato anche fenomeni e lati oscuri come per esempio il cyberbullismo o l’odio digitale in rete. Cosa ne pensa a riguardo?

Ritengo che il bullismo o altre modalità di comportamento negative non siano state generate dalla tecnologia, ma siano fenomeni sempre esistiti. Quello che succede nel mondo digitale è che questi fenomeni vengono amplificati e radicalizzati. Se prima il bullo lo si trovava in un contesto fisico limitato nelle classi della scuola, oggi può agire su Internet su una scala molto più ampia. Diventa quindi molto più facile intraprendere operazioni negative di disprezzo o di attacco ad altre persone. Tuttavia, il digitale non fa che esasperare dinamiche sociali costantemente diffuse, soprattutto tra i giovani. La facilità e la velocità con cui questi fenomeni si presentano fanno sì che vengano percepiti oggi in modo più visibile, , istantaneo e pervasivo, rendendo l’effetto più ampio e più forte.

Contrastare l’uso indiscriminato e negativo della tecnologia digitale

In che modo possiamo essere più sensibili e cauti di fronte a questa potenzialità e a un uso indiscriminato della tecnologia?

Si tratta di una tecnologia molto potente e pervasiva. L’innovazione tecnologica digitale sta cambiando in modo radicale la società e, pur essendo tendenzialmente neutrale, dipende poi dal modo in cui la si usa e la si applica. Rispetto al passato, infatti, il digitale ha un effetto moltiplicatore e immediato nelle sue conseguenze positive o negative e soprattutto anche per i suoi esiti non previsti e indesiderati. Per fare un esempio, se si pensa alla diffusione di informazioni e di notizie false, che nel passato restavano chiuse tra le mura del bar o della classe, oggi sui social network diventa facile diffonderle o usare in maniera malevola e intenzionale le dinamiche della rete per accelerare la diffusione di fake news. Queste notizie, infatti, possono raggiungere l’intero pianeta attraverso una tecnologia che consente una moltiplicazione esponenziale del loro contenuto positivo o negativo.

Come si pone la società di oggi di fronte a queste nuove modalità comunicative e come contenere i suoi effetti negativi?

Si possono dare due risposte. Una è: “Non si può fare niente, perché sono i tempi nuovi dei nativi digitali che già sanno tutto e quindi gli altri ne prenderanno atto”. L’altra è: “Vietiamo, controlliamo, facciamo leggi o reprimiamo”. Sono entrambe risposte sbagliate. La seconda perché reprimere in certi casi non è proprio possibile, in altri casi inutile o addirittura controproducente. Per esempio, non è vero che sulla rete siamo totalmente anonimi e che Internet sia un mondo senza regole e occorre farne di nuove. Allo stesso tempo se inizio a creare regole su regole snaturo il significato della rete facendole perdere il suo significato.

D’altro canto non possiamo aspettare il prossimo cambio generazionale affinché le cose si sistemino da sé perché il problema esiste anche per i giovani, che necessitano di essere educati a diventare cittadini digitali. Questo significa che siamo di fronte a una sfida enorme per le famiglie, per la società, per la scuola; bisogna evolvere i nostri modelli educativi a tutti i livelli tenendo conto della presenza pervasiva del digitale con tutte le sue complessità, potenzialità e criticità.

La sfida di educare a diventare cittadini digitali

Lei pensa che le istituzioni e in primis la scuola oggi siano pronte o preparate ad affrontare questa sfida di creare cittadini digitali?

No, perché da un lato mancano o non sono diffuse le competenze tra gli insegnanti, i presidi o i decision makers educativi. Inoltre il tema del digitale nella scuola viene spesso affrontato e percepito in maniera utilitaristica o superficiale. Un caso è quello dell’uso delle lavagne digitali, che sono uno strumento funzionale ma certamente non risolvono i problemi educativi.

Dal punto di vista dei programmi, a volte si tende a fare due ore di lezione di coding o di digitale a sé stante. Il problema invece è che il digitale cambia il modo di come si insegna storia, geografia, matematica o italiano. Cambia tutte le materie e non è semplicemente una disciplina in più, ma è il modo con cui rileggere tutto il nostro percorso formativo. La stessa indagine delle informazioni che nel passato richiedeva una ricerca sui testi o nelle biblioteche, oggi può essere fatta su Internet. Occorre però saper cercare le fonti, valutarle, citarle, confrontarle, rileggere tutto in funzione digitale.

Quindi l’informatica e l’uso delle tecnologie digitali dovrebbero essere inserite come discipline in tutti i percorsi scolastici fin dalle elementari?

Sicuramente è utile inserirla come materia, ma questo non basta. Tutte le materie dovrebbero essere rilette in una visione digitale e integrate con i nuovi strumenti del web, di Internet, dei mezzi digitali. Penso che questa sia la vera sfida trasversale che dovrebbe attraversare tutte le materie e tutto il percorso di studi. Va rafforzato, inoltre, tutto ciò che ha a che fare con i processi cognitivi, il ragionamento e la logica – che sono i fondamenti su cui si basa il digitale – ancor prima che gli studenti arrivino all’università.

Dall’educazione digitale all’educazione civica digitale

Questa sua visione di educazione digitale si applica anche a quella di educazione civica digitale come etica di comportamento sui social e nel senso di essere cittadini digitali?

Certamente! Che significa confrontarsi su Internet? Così come si impara a rispettarci quando si è uno di fronte all’altro o a rispettare le istituzioni tradizionali, occorre ripensare cosa significa diventare cittadini in un mondo digitale e sapersi confrontare con esso. Il fatto di avere un accesso a Internet non è soltanto avere la disponibilità di un prodotto, ma significa avere nuovi obblighi, diritti, doveri, trasformazioni che interagisco. Non è semplicemente un cambiamento tecnologico o tecnico nel senso di strumenti aggiuntivi. È un problema di cambiamento della dinamica della società e del modo in cui il cittadino dialoga col pubblico e viceversa.

Il Cefriel: azienda di innovazione e formazione

Voi del Cefriel che siete proiettati nel mondo digitale dell’innovazione ma anche della formazione, avete dei progetti o dei programmi che vanno nella direzione di una educazione digitale da sottoporre alle istituzioni o alla scuola?

Sì, ne abbiamo. In questo momento soprattutto orientati alle imprese e ai manager, ma stiamo iniziando a pensare anche alle fasce dei più giovani o quelle con meno conoscenze del digitale. Chiaramente la nostra iniziativa d’impresa non può essere sufficiente per un’operazione così trasversale che impatta le istituzioni e tutto il paese nelle sue strutture essenziali.

Le risulta che ci sia qualcuno che se ne occupa in modo specifico?

Sì, vi sono varie iniziative ma evito di citarle perché spesso, secondo me, hanno il limite di essere un po’ “modaiole”. La trattazione di temi come i giovani, la creatività, l’inventiva, i nativi digitali, rischiano di ridursi a parole che trasmettono una retorica eccessiva e fuorviante. Il problema educativo è invece, per me, molto più complicato e va affrontato andando oltre questi aspetti epidermici.

La scuola come motore della trasformazione digitale e civica dei cittadini digitali

Chi, secondo lei, dovrebbe affrontare e prendersi carico di questo tema così importante dell’educazione civica digitale?

La scuola è uno snodo essenziale. Una scuola che sappia dialogare con le famiglie che insegnano l’educazione al comportamento e l’interazione con gli altri è il tema che va affrontato anche in ambito digitale. Non si tratta di dare un’informazione di tipo tecnico-operativo ma di percorsi e direttive di tipo educativo. Il digitale non va affrontato solo come un gioco ma come un complesso mondo interattivo che i ragazzi hanno a disposizione.

Una sfida nuova anche per i genitori

Come possono i genitori di oggi affrontare le dinamiche di un ragazzo che passa gran parte del tempo al computer chiuso nella sua stanza?

È sicuramente una sfida nuova anche per i genitori perché è una dimensione nuova della vita dei figli che devono imparare a gestire. Questo non significa semplicemente adeguarsi all’uso di strumenti come Instagram o WhatsApp, ma affrontare un tema di sensibilizzazione sul profondo significato del digitale. Come dicevo, si tratta di una sfida trasversale rivolta alla scuola e alle famiglie che coinvolge gran parte della nostra vita quotidiana.

Che ruolo può giocare l’università nell’educazione civica digitale?

Arrivare all’università, dal punto di vista didattico, è già troppo tardi per intervenire su dei ragazzi che sono ormai diciottenni. Questi programmi educativi vanno sviluppati a partire dagli 8/10 anni in su, e forse anche prima. Fatto all’università, quando i ragazzi hanno già sviluppato la loro personalità, diventa una rincorsa e vi sarebbe un ulteriore sforzo di reindirizzo di una certa fisionomia comportamentale già costituita. Sicuramente dal punto di vista degli studiosi l’università può contribuire a fornire idee e suggerimenti. Il fatto che come professore di informatica abbia scritto un libro su questi temi va in quella direzione.

Una sfida verso il futuro

Quale futuro intravede oggi per il mondo digitale?

Il digitale ha già cambiato la società in maniera radicale e spesso imprevista. È difficile prevedere cosa succederà, anche se certamente potremo fare cose ancora più elaborate. Tuttavia, oggi la sfida è iniziare ad affrontare queste tematiche sul digitale con un approccio diverso al di fuori dall’estemporaneità e dalla superficialità un po’ giocherellona o parolaia. Oltre gli slogan scontati manca una solidità, un fondamento integrale e soprattutto una robustezza di pensiero digitale che ritengo essere l’elemento oggi ancora mancante.

Quale messaggio finale vorrebbe lasciare ai lettori di questo giornale?

Il digitale è una straordinaria conquista dell’uomo e non dobbiamo vederla in modo negativo perché ci apre delle possibilità immense dal punto di vista tecnico, sociale, culturale, di svago e molto altro. Per questo dobbiamo inquadrarla in modo positivo. Però è anche un’opportunità che richiede molta responsabilità, maturità e consapevolezza, perché è uno strumento potente che trasforma le persone e la società, e le reinterpreta. Non si tratta di uno strumento banale o di un giocattolo sofisticato. Si tratta di una grandissima occasione che va affrontata in maniera intelligente, non sottovalutandone le implicazioni e i rischi che comporta.

 

A cura di

Costante Mariani


FONTI:

CREDITS: