Perché l’Italia odia? La correlazione tra fama e haters

Sempre più dilagante è la fenomenologia degli haters online. Sia a causa di una scarsa educazione sul tema odio e odio digitale, sia forse per la troppa libertà che uno schermo può dare, questa nuova forma di odio sta imperversando sui social, senza limite di età.

Chi sono gli haters?

Gli haters, o “odiatori del web”, sono persone che si nascondono dietro a un nickname per offendere, insultare e denigrare soprattutto personaggi famosi. Gli ultimi studi che sono stati condotti da Vox insieme alle Università di Milano, Roma e Bari hanno evidenziato che circa 2,6 milioni di persone tra il 2016 ed il 2017 hanno creato tweet contro le categorie più bersagliate in assoluto. Si tratta di donne, omosessuali, diversamente abili, immigrati ed ebrei. Nell’ultimo anno le cose sono andate a peggiorare. Non è servita nemmeno la campagna di sensibilizzazione all’educazione digitale che alcune scuole, con alternanza lavoro, hanno deciso di portare avanti.

Gli haters e i famosi

Moltissimi personaggi di spicco mediatico, tra giornalisti, politici, influencer e attori sono state vittime di tweet, messaggi e minacce da parte di chi si sente in “dovere” di postarli solamente perché protetto da uno schermo. L’esempio più recente è quello di Carola Rackete, la capitana della Sea Watch 3, che è stata vittima di pesanti tweet e ha ricevuto anche pesanti minacce di morte o di stupro. Icona del women power, è stata di nuovo vittima di odio e violenza digitale quando, all’udienza in tribunale, si è presentata senza reggiseno, con una maglietta nera accollata a maniche lunghe. Il gesto ha nuovamente suscitato sdegno e denigrazione. Carola Rackete è comunque riuscita a portare avanti la sua battaglia senza farsi scomporre o toccare da tutta questa cattiveria.

Haters, politica e influencer: qualche esempio

Oltre Carola, altri personaggi famosi hanno deciso di mettere alla gogna i loro haters così da non dar loro il potere o quei cinque minuti di celebrità che tanto agognano. Tra tutti spicca Laura Boldrini, la ex Presidente della Camera, che il 25 novembre, la giornata contro la violenza sulle donne, diffonde un collage dei peggiori insulti che ha ricevuto. Ma anche altri sono riusciti a blastare, ossia a distruggere sul piano virtuale, i loro haters, come Enrico Mentana, il giornalista e direttore del TgLa7, che quotidianamente mette a tacere commenti sotto i suoi post poco gentili e educati, con estrema eleganza ed intelligenza.

Purtroppo sono sempre più le vittime dell’hate speech online. Anche l’influencer Chiara Ferragni, quotidianamente è soggetta a cattiverie, insulti e commenti denigratori da parte soprattutto di donne, circa il suo aspetto fisico, il suo modo di vestirsi ma addirittura il suo modo di fare la madre. Lei, così come il famoso cantante, nonché suo marito, Fedez, giornalmente decidono di rispondere a ogni hater, riuscendo a essere irriverenti ma senza sfociare nella cattiveria gratuita. Chiara Ferragni così come la sorella Valentina, ha deciso inoltre di schierarsi accanto alla lotta contro il cyberbullismo e contro la violenza digitale.

Perché l’Italia odia tanto?

Ma perché l’Italia odia tanto? Innanzitutto servirebbe una maggiore educazione digitale, sia nelle scuole, sia sui social, affinché vengano insegnati un giusto approccio e un giusto uso di internet.

Perché si è reso necessario questo? Secondo Vittorio Lingiardi, psicologo e psicanalista, i social sono diventati una piattaforma dove poter evacuare le proprie “scorie psichiche”, ovvero un luogo dover dar libertà a ogni pensiero che può balenare nella testa di una persona, senza utilizzare alcun filtro. La violenza digitale è diventata ormai una forma di bullismo senza esposizione fisica. I social, nati come un luogo dove potersi incontrare, sono diventati un tribunale mediatico in cui il giudice e il boia sono la stessa persona. Il luogo dove poter condividere , piene di qualunquismo e luoghi comuni. Tutto ciò alimenta quell’animale feroce che è l’odio, dando sempre più forza e potere a coloro che invece non dovrebbero nemmeno averlo.

Giovanni Ziccardi, professore di Informatica Giuridica alla Statale di Milano, nel suo libro L’odio online propone una distinzione fra violenza verbale e ossessioni in rete:

Da una parte c’è l’hate speech, originato da cose importanti come razza, religione e credo politico, dall’altra c’è quello che io chiamo odio interpersonale, scaturito, invece, da cose banali, come per esempio l’elezione di Miss Italia o l’Oscar a Di Caprio.

L’educazione civica digitale come soluzione

In una società come quella in cui viviamo, ormai la tastiera sta sempre di più togliendo umanità alle persone, forse servirebbe solamente una maggiore cultura digitale, qualche progetto di educazione civica digitale in più, e l’insegnamento nelle scuole del rispetto per la dignità e per il pensiero di altri che vivono dall’altra parte dello schermo.

 

A cura di

Rachele Bordini


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