Odio digitale

Revenge porn e sexting: sessualità 2.0

Negli ultimi vent’anni, Internet ha stravolto completamente la quotidianità delle persone. Dallo shopping online, ai social network all’avere a disposizione migliaia di informazioni sui più disparati argomenti. Sembra quasi impensabile una vita offline.

I reati figli del digitale: il revenge porn

L’avvento del web ha però portato alla nascita di nuovi reati figli dell’epoca digitale. Fra tutti, un crimine di cui si parla molto è il revenge porn (o pornovendetta in italiano). Con questo inglesismo si fa riferimento alla diffusione di materiale privato a sfondo sessuale senza l’approvazione della persona interessata. Si parla di revenge porn anche nei casi in cui ci sia una minaccia di pubblicazione di foto e video intimi.

Nella maggior parte dei casi noti alla cronaca, il ricatto viene portato avanti da una persona che è stata legata sentimentalmente alla vittima, quindi partner o ex compagni. Infatti, molto spesso il materiale incriminato è  procurato durante sessioni di sexting, altro fenomeno della sessualità 2.0. Con questo termine ci si riferisce allo scambio di messaggi o immagini a carattere sessuale tramite servizi di messaggistica e chat come Whatsapp, Telegram e molti altri. Il criminale può ottenere il materiale anche riprendendo con telecamere nascoste la vittima in momenti privati, come per esempio durante un rapporto sessuale o in bagno.

Oltre ad essere una pratica molto diffusa fra gli adolescenti, il sexting è praticato anche tra coppie adulte e sposate. Molto spesso lo scambio di foto e messaggi avviene all’interno di un rapporto che viene considerato sicuro in un contesto di cieca fiducia.
Le persone che diffondono materiale privato senza il consenso dell’altra parte sono perlopiù ex partner. Ciò che spinge un/a ex ad agire con la pubblicazione di foto privare è il desiderio di punire e umiliare l’altro per la fine della relazione oppure per provare a manipolare la vittima.

In alcuni casi, soprattutto se si parla di celebrity, non sono vecchi compagni a ricattare bensì hacker.

Due casi famosi di revenge porn: Tiziana Cantone e Bella Thorne

Una delle pagine di cronaca più tristemente note è quello della napoletana Tiziana Cantone, suicidatasi nel 2016 in seguito alla diffusione di suoi video privati da parte dell’ex fidanzato. I video raggiunsero diversi portali di siti porno e circolarono su Whatsapp. Ciò che ha spinto la giovane a compiere l’atto estremo è stata la gogna mediatica subita online, che si è andata a sommare ad altri problemi personali.

Recentemente invece, ha fatto molto clamore la scelta di Bella Thorne, ex-stellina Disney. La ragazza è stata ricattata in seguito all’hacking del suo account Snapchat, dove erano presenti foto intime destinate all’ex partner. Dopo aver contattato la polizia ed essersi resa conto che la diffusione delle foto era ormai inevitabile, Bella ha deciso di pubblicare lei stessa sul suo account Twitter le foto incriminate, in modo da togliere qualsiasi potere ai criminali che l’avevano presa di mira.

Codice Rosso: la legge in Italia

Il 17 luglio 2019 è stato approvato in via definitiva il disegno di legge sul codice rosso riguardo il reato del revenge porn. Nel particolare, sono state individuate due fattispecie di reato.

  • diffusione di foto o video intimi senza il consenso delle persone rappresentate da parte di chi le ha registrate
  • diffusione da parte di esterni che hanno ricevuto il materiale

Il reato viene punito con pene da uno fino a sei anni e con una multa compresa tra i 5 e i 15mila euro. Oltre al reato di revenge porn, sono da considerarsi tutte le aggravanti del caso: molestia, violazione della privacy e diffamazione. Nei casi più gravi, come quello di Tiziana Cantone, si può arrivare a parlare di istigazione a suicidio e, se si tratta di foto di minorenni, di diffusione di materiale pedopornografico.

Come tutelarsi dal revenge porn?

A parte le vie legali, è possibile tutelarsi anche in altri modi.

  • fare segnalazioni e diffide al social network interessato, che provvederà con la rimozione del materiale incriminato dai propri siti
  • agire appena ci si rende conto di ciò che sta succedendo. In questo modo, le Forze di Polizia possono intervenire quando le foto e i video non hanno ancora raggiunto un numero troppo elevato di utenti.

Revenge porn ed educazione civica digitale: conoscere per proteggersi

Il fenomeno del revenge porn non riguarda solo gli adulti ma ha preso piede anche tra gli adolescenti. Secondo una ricerca di Skuola.net, noto portale per studenti, un quarto dei ragazzi intervistati tra i 13 e i 18 anni avrebbe praticato del sexting, mentre il 15% del totale è stato vittima di revenge porn. Purtroppo, nella metà di questi casi il problema è stato liquidato come uno scherzo.

La fascia d’età degli adolescenti è una di quelle più vulnerabili perché se le foto dovessero finire in mani sbagliate, si tratterebbe di diffusione di materiale pedopornografico. L’educazione civica digitale non è un aspetto da sottovalutare, specialmente con le nuove generazioni sempre connesse. Comprendere i rischi che si corrono con certe pratiche online permette ai ragazzi di sviluppare il senso critico necessario per tutelarsi ed evitare certi pericoli.

Nel caso del revenge porn, l’educazione civica digitale non è importante soltanto per i più giovani, ma anche per gli adulti. L’utilizzo consapevole dei mezzi di comunicazione online dovrebbe essere la priorità di qualsiasi fruitore di Internet. Se si vuole praticare del sexting, bisogna essere al corrente dei rischi che si corrono, dei metodi per tutelarsi (banalmente, non riprendersi il viso o qualsiasi segno particolare come un tatuaggio o una cicatrice) e delle modalità per eventualmente sporgere denuncia.

Inoltre, il materiale a sfondo sessuale può essere recuperato da archivi digitali (Dropbox, iCloud e simili). È bene proteggersi con password adeguate che non contengono nomi o numeri facilmente reperibili da un esterno. Quindi assolutamente no a date di nascita, nomi di animali domestici, genitori e squadre del cuore o cantanti preferiti. L’educazione civile digitale serve anche a creare un mondo virtuale sano e sicuro e a fornire i mezzi adeguati agli utenti per tutelarsi nella maniera più adeguata.

L’importanza dell’educazione civica digitale

L’educazione civica digitale è fondamentale per avere l’esperienza migliore possibile online. Cambiamenti nella sessualità dei nativi digitali (e non) erano inevitabili. La cosa importante è viverla in maniera sicura e consapevole, traendo il meglio da uno strumento con un potenziale infinito come Internet.

 

A cura di

Marta Arrighetti


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