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Benjamin Griveaux nella macchina del fango

Un terremoto istituzionale ha da poco investito il panorama politico francese. Mentre le proteste dei gilet gialli sono passate in secondo piano, Macron ha provato a tirare un sospiro di sollievo; ma un nuovo scandalo ha messo a rischio il partito del presidente, a un mese dalle elezioni più importanti per la capitale.

Il candidato sindaco Benjamin Griveaux, uno tra i più fedeli di Macron, è stato travolto da quello che lui stesso ha definito “un torrente di fango” (fonte Repubblica.it) che lo ha portato a ritirare la sua candidatura a sindaco di Parigi. Il movimento macronista En Marche, con questa battuta d’arresto, rischia quindi di perdere il controllo della città francese alle urne.

Lo scandalo e la sua propagazione

Tutto è partito per mano di un artista russo noto come Pyotr Pavlensky, editore della testata «Political Propaganda»; avrebbe pubblicato sul suo sito Pornopolitique.com una serie di immagini e audio che riprenderebbero il candidato sindaco in episodi intimi. Una denuncia fatta per denunciare l’ipocrisia di Griveaux, uomo sposato e con figli, molto attivo nel supporto alle famiglie.

Sempre su dichiarazione di Pavlensky, i documenti sarebbero stati diffusi da un’ex-amante del politico. Come risultato di questa diffusione (la cui veridicità non è stata smentita né confermata), i social sono stati oggetto di condivisioni continue di questi file nel corso delle settimane. Migliaia di commenti offensivi e minacce di morte sono arrivate a Griveaux, il quale ha abbandonato l’idea di candidarsi per “tutelare la sua famiglia”.

Diverse sono state le dimostrazioni di solidarietà di altri membri del Governo, che hanno chiesto (inutilmente) ai cittadini francesi di rispettare la vita privata delle persone ed evitare la condivisione di contenuti sensibili. Spietate, come di consueto, le opposizioni in merito alla questione, le quali hanno chiesto le dimissioni immediate del Governo in carica.

Gli scandali come arma politica

L’episodio verificatosi in Francia sembra essere solo l’ultimo di una serie di attacchi che da sempre popolano il panorama politico mondiale. Con cadenza mensile i tabloid si popolano di notizie scandalistiche che riguardano un personaggio pubblico, alimentando ulteriormente il peso della notizia.

L’avvento della rete globale e dei social network ha enormemente alterato le modalità di diffusione di notizie e documenti, rendendo più semplice reperirli su piattaforme secondarie e persino sul Dark Web.

In particolare, diversi gruppi di estrema destra hanno approfittato del supporto di multinazionali russe per ottenere dati sensibili sugli avversari politici. Il caso più eclatante vide Hillary Clinton sotto accusa per delle e-mail incriminate con le quali Donald Trump fece propaganda politica per assicurarsi la vittoria; e-mail, va sottolineato, ottenute grazie all’intervento di un gruppo di hacker russi.

Più recentemente, sempre negli USA, l’attuale presidente è stato oggetto di un processo di impeachment per aver fatto pressioni sul governo ucraino affinché mettesse sotto inchiesta Joe Biden (attualmente candidato alle presidenziali 2020), pubblicando documenti che avrebbero minato la corsa alla Casa Bianca. L’inchiesta è terminata con l’assoluzione di Trump grazie alla maggioranza Repubblicana, ma ha gettato nuove ombre sulla politica statunitense, in particolare dopo un allarme lanciato dal «New York Times» sulla possibilità che i russi tentino nuovamente di influenzare l’opinione pubblica americana.

Revenge Porn e social: un fenomeno in aumento

La politica non è l’unica realtà colpita dagli scandali sessuali; la rete è diventata, in pochi anni, terreno fertile per la condivisione di immagini e video intimi così da poter effettuare veri e propri ricatti contro personaggi famosi e persone comuni. Molto spesso si tratta di opportunisti che hanno poco o nulla in mano, ma spingono per ottenere denaro in cambio della cancellazione di questi file.

Il cosiddetto revenge porn ha travolto persone comuni ma anche numerose celebrità (soprattutto donne), rovinandone l’immagine o quantomeno gettando una macchia indelebile sulla loro reputazione. L’attrice e cantante Vanessa Hudgens fu vittima di revenge porn nel 2007, quando furono pubblicati dei selfie privati su diversi social. All’epoca la Hudgens stava vivendo un periodo di grande popolarità grazie a High School Musical, ma fu costretta a rivolgersi a un legale per via dello scandalo. In una intervista a «The Independent» ha recentemente dichiarato:

It’s really f***ed up that people feel like they are entitled enough to share something that personal with the world. / È davvero assurdo che le persone si sentano sufficientemente autorizzate a condividere qualcosa di tanto personale col resto del mondo.

A oggi, le sue immagini sono ancora reperibili nonostante i continui tentativi per rimuoverle; questo è indice di come sia difficile arginare la diffusione di materiale sensibile sulla rete.

L’auto-tutela come difesa

Può sembrare ovvio a dirsi, ma il modo migliore per prevenire la diffusione di contenuti sensibili risiede nell’auto-tutela. Uno scandalo può colpire un personaggio pubblico così come un privato, indipendentemente dalla popolarità.

Come vi abbiamo già spiegato in un articolo sulla sessualità online, esistono diversi modi per limitare i danni potenziali derivati da una condivisione indebita: in particolare la copertura di viso, segni corporei particolari, piercing e tatuaggi. Ci sono anche varie communities e applicazioni che hanno fatto della tutela della privacy il loro cavallo di battaglia, alla luce della mancanza di una normativa specifica che bandisca sexting, grooming e revenge porn dal web.

 

A cura di

Francesco Antoniozzi


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